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SCUOLA/ E se dopo la "sbornia" delle 6 ore tornassimo alla proposta Bertagna?

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Il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo (InfoPhoto)

1.  Purtroppo la “boutade” inventata dalla Ragioneria di Stato col comma 42 dell’art. 3 del ddl Stabilità (secondo la più pura tradizione “tremontiana” dei tagli orizzontali) non è servita neppure a rimettere in pista una seria riflessione sull’organizzazione della scuola statale italiana. Qualcuno ha persino tentato di attribuire a quella proposta (6 ore in più per tutti o per assumere obbligatoriamente spezzoni o per fare supplenze, comunque gratuiti) la nobiltà di una “revisione della funzione docente”, discutendo su orari di insegnamento italiani ed europei.

Già dalla comparsa del testo alcune associazioni professionali (come quella di dirigenti scolastici Disal) hanno chiesto di stralciarne le parti riguardanti la scuola per trattarle in modo dignitoso e competente.

Il ministro Profumo, che per mesi aveva dato segnali di interesse alla qualità della scuola e sottolineato l’interesse ad una riqualificazione della professione docente, il 17 ottobre alla Camera si diceva disponibile a rivedere il ddl, ma poi (ahimè) si è riferito alla proposta definendola una “grande riforma”. “Gaffe” o lapsus che sia, se la disponibilità alla revisione esiste, la politica deve saper trasformare l’assurdo comma del ddl in un serio ragionamento sull’organizzazione della scuola.

Purtroppo, nel frattempo, quella “boutade” (come si fa a definirla meglio?) ha scatenato il putiferio e ha riattizzato la conflittualità (ne avevamo proprio bisogno), non favorendo certo un buon terreno per discutere seriamente su come coniugare razionalizzazione della spesa, risparmio, rinnovamento e sviluppo della scuola.

La proposta delle 6 ore in più ha fatto tornare la confusione e la corporazione: si sono visti di nuovo molti collegi docenti trasformati in assemblee sindacali, che hanno così riversato le conseguenze delle loro scelte sugli studenti e sulle famiglie, che con quella proposta, poveretti, non c’entrano proprio nulla. 

Di razionalizzazione della spesa nella scuola se ne parla da anni (fin dal “Quaderno bianco” del 2007), ma nessun intervento normativo ha affrontato il problema a partire dall’unico terreno efficace: una chiara e moderna visione della scuola, in grado di suggerire, insieme alle esigenze di risparmio e di riduzione degli sprechi, soprattutto quell’innovazione e sviluppo ormai così vitali per evitare il declino della scuola.

2. Il ddl tocca diverse questioni della scuola. Alcune di queste potrebbero essere rirpese in un contesto organico serio di ripensamento dell’organizzazione scolastica: il rinvio alla Conferenza Stato-Regioni di criteri più realistici per le dimensioni delle istituzioni scolastiche autonome;  la revisione organizzative degli Uffici scolastici regionali;  la regolazione delle iscrizioni agli esami di idoneità per studenti privatisti; la limitazione dell’abuso di permessi per la la legge 104;  il giusto riconoscimento agli assistenti amministrativi che svolgono funzioni di direttore amministrativo. 

Ma quanto all’idea della modifica dell’orario dei docenti c’è da domandarsi davvero chi l’abbia inventata.   



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COMMENTI
24/10/2012 - articolo Pellegatta (sergio bianchini)

FINALMENTE, era ora. E' così semplice. Ed oltre al curricolo totale c'è il curricolo annuale da accorciare. Penose le parole del veterosinistrismo e cioè che c'è "il pericolo" di mettere fine al precariato. Saluti e coraggio.