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SCUOLA/ Nell'Emilia del terremoto si fa lezione in tenda. E l'inverno sta arrivando...

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Fuori da un tendone, in attesa di cominciare (Foto Rossella Garuti)  Fuori da un tendone, in attesa di cominciare (Foto Rossella Garuti)

Le lezioni sono iniziate a orario ridotto, cioè senza rientri pomeridiani. Il primo giorno di scuola è stato emozionante: i genitori avevano preparato una colazione calda per tutti con brioche, tè e latte. I bambini erano felici di incontrarsi dopo tanto tempo, i genitori spaventati del distacco, un campanaccio suonato dalle bidelle ha dato il via all’anno scolastico. La vita nelle tensostrutture non è facile, ma a poco a poco queste “aule” da grigie che erano sono diventate colorate; sono state attrezzate con tavoli e sedie da festa di paese, non ci sono lavagne ma fogli di carta appesi alle tende divisorie; i ragazzi cercano di fare meno rumore possibile per non disturbarsi a vicenda, ma il brusio e a volte la confusione sono inevitabili, gli insegnanti cercano di fare del loro meglio per rendere normale quello che normale non è. Andare in bagno è una specie di viaggio, perché fuori e lontano dalle tensostrutture sono stati sistemati alcuni bagni chimici e abbiamo avuto la sensazione di tornare alla normalità quando su uno dei bagni è apparso il cartello “fuori uso”. Quando pioverà i bambini dovranno essere accompagnati in bagno con l’ombrello e da sotto le tende entra l’acqua. I più fragili sono i bambini con disabilità, per loro tutto è più faticoso e non ci sono naturalmente spazi adeguati per accoglierli. Non meno in difficoltà i bambini immigrati, la maggior parte dei quali vive ancora in tenda o in roulotte, perché i moduli abitativi sono in ritardo anche loro. Chi viene a trovarci, e sono soprattutto privati cittadini, associazioni, amministrazioni comunali che nell’estate ci hanno aiutato, rimangono colpiti e tutti chiedono “ma come fate?”.

Eppure è scuola a tutti gli effetti, non è centro ludico-ricreativo: ci sono i compiti, le discussioni in classe, la lezione frontale, le operazioni alla lavagna (o quello che la sostituisce). I bidelli fanno avanti e indietro da una tensostruttura all’altra per garantire la sorveglianza e a Rovereto hanno a disposizione una roulotte donata dalla Val di Fiemme per proteggersi dal freddo e per appoggiare i materiali di pulizia e le circolari per gli insegnanti. Per i piccoli della prima elementare abbiamo creato uno spazio alla scuola dell’infanzia attrezzato appositamente per loro, ma sufficientemente vicino alle maestre dell’infanzia per un abbraccio di conforto in caso di bisogno. Siamo all’inizio della quinta settimana di questa “avventura” e stanno cominciando i guai: stanchezza, freddo, stress, timore di non farcela.

Questo è il meglio che come amministrazione comunale e istituzione scolastica siamo riusciti a fare, grazie anche alla solidarietà di imprenditori locali e cooperative che hanno noleggiato per noi le tensostrutture che alla fine ospitano più di 600 alunni, distribuiti in 26 classi. Le altre 14 classi hanno trovato ospitalità diverse. I comuni piccoli, e le scuole, pur nella loro autonomia (ma è autonomia o solitudine?) sono l’anello debole della catena (il Comune ha due geometri e cinque operai per tutto il patrimonio edilizio pubblico e privato). Per ora questa operazione “transitoria” al netto delle donazioni costa al Comune circa 170mila euro e non ci sono ordinanze regionali che facciano luce su chi graverà il costo. Dalla Regione Emilia-Romagna non mi pare sia arrivata nessuna indicazione circa l’organizzazione delle attività scolastiche in attesa dei prefabbricati e dall’Ufficio scolastico regionale è sì arrivato il decreto di adattamento del calendario scolastico che garantisce validità all’anno scolastico, atto burocratico fondamentale e dovuto, ma noi avevamo e abbiamo urgenza di garantire scuola il più presto possibile, anche in queste condizioni. 



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COMMENTI
24/10/2012 - Ahi serva Italia...Usque tandem... (Carlo Cerofolini)

E' veramente molto grave e dolorosa la situazione che ci viene rappresentata (tutta la mia solidarietà) e certamente non è degna di un Paese fondatore Ue e facente parte del G8. Un Paese, l'Italia, in cui, purtroppo, si può tagliare e togliere tutto meno il superfluo. A questo punto mi viene in mente l'invettiva del sommo Dante: "Ahi serva Italia di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello" che mi pare quanto mai calzante per i nostri tempi non certamente felici. Usque tandem.....