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SCUOLA/ Ddl Stabilità e fondi alle paritarie, ecco come stanno le cose

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Io rimango convinto che ogni euro tagliato a questo settore porta un male maggiore allo Stato. Lo dicono i numeri, con le scuole paritarie lo Stato ci risparmia.

Occorre sempre ricordare che queste scuole permettono allo Stato un reale e significativo risparmio. Infatti, un bambino che frequenta una scuola statale dell’infanzia costa in media 5.828 euro l’anno; lo stesso bambino che frequenta invece la scuola non statale, grazie ai contributi, costa alla collettività 584 euro.

Per le elementari invece il costo nella scuola statale è di 6.525 euro, mentre per le paritarie è di 866 euro. Scuola di primo grado: 7.232 euro le statali, 106 euro le paritarie, scuola di secondo grado 7.147 nello stato contro i 51 euro alle paritarie.

In media quindi la spesa pubblica per ogni allievo della statale è di 6.635 euro; per un allievo della paritaria, invece, l’erario eroga circa 660 euro. Il risparmio per lo Stato è di 5.974 euro a studente, ovvero, in totale, di quasi 6 miliardi all’anno.

Se, per assurdo, tutte le scuole paritarie dovessero chiudere lo Stato sarebbe costretto ad assumere nuovi insegnanti e trovare aule, banchi, lavagne, materiale, pulmini, palestre, mense per un milione di alunni che attualmente studiano nelle scuole non statali. E tutto questo ha un costo in più per tutti di quasi 6 miliardi.

 



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COMMENTI
25/10/2012 - @Moeller (rappazzo vincenzo)

Caro Moeller, scuola paritaria - di questo si sta parlando e questo sì che non sarebbe difficile da capire - significa pubblica. Non lo dico io, ma una legge dello Stato.

 
25/10/2012 - Privati ma con i soldi dello stato (Moeller Martin)

Caro Toccafondi, privato significa privato e non si finanzia con i soldi pubblici. Altrimenti, e non è difficile da capire, diventerebbe pubblico.

 
25/10/2012 - l'obiettivo (Paolo Facchini)

Che sia questo l'obiettivo? Chiudere le paritarie e assumere tutti i precari, espropriare le scuole (i muri), e lasciare a casa gli insegnanti delle paritarie, che sono in numero inferiore e comunque sono, agli occhi di certa gente, "brutti e cattivi" e di solito cattolici, la qual cosa genera ancora più soddisfazione nel renderli disoccupati.