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SCUOLA/ Chi si è accorto delle "verità nascoste" nello spot Vecchioni-Profumo?

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"La comunità della scuola è una ricchezza di questo Paese" aveva affermato il ministro proprio in occasione della presentazione dello spot. E aveva ipotizzato il superamento d'ogni tipo di barriera,  persino delle frontiere, rimettendo a tema e dando privilegio alla qualità dell'offerta formativa. "E’ nella capacità delle nostre istituzioni scolastiche di formare culturalmente i ragazzi, di renderli cittadini maturi, e di prepararli a un mondo del lavoro sempre più vasto e concorrenziale, che si gioca l’importante sfida che insieme siamo chiamati a giocare": così si legge nel blog del ministro che mette in evidenza il messaggio del video, ora finito nell'occhio del ciclone.

Se sono comprensibili le reazioni di quanti accusano il Miur di mistificazione e di ipocrisia di fronte ad una prospettiva di scuola talmente irrealistica da aver reso necessario ricorrere ad immagini prese "altrove" rispetto alla scuola statale, può diventare interessante spostare ora l'attenzione sulle dichiarazioni addotte dal Miur a sua "discolpa". In esse viene riconosciuta e valorizzata la virtuosa esperienza di una realtà scolastica non statale, e viene implicitamente ammesso il fallimento di un modello monopolistico che, stando ai fatti, è spinto ad aprirsi al confronto con un sistema effettivamente libero, pluralistico nella gestione, più consono ad una ottimizzazione delle risorse.

Solo se il ministro Profumo terrà fede alle dichiarazioni espresse e alla svolta che ne deriva, lo slogan "Porta a scuola i tuoi sogni" potrà diventare credibile.

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