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SCUOLA/ Bologna e Forlì, le due città "rosse" che uccidono (o aiutano) le paritarie

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La disponibilità e la capacità dell’amministrazione comunale a ragionare in termini di reale pragmatismo, superando steccati ideologici che ormai non convengono più a nessuno, unita alla sensibilità al tema dell’educazione/formazione che da sempre caratterizza la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, ha consentito di ottenere diversi risultati.

1. Il Comune può confermare un sostegno per ogni bambino che frequenta la scuola paritaria privata pari a 700 euro annui (è immediato capire e facilmente calcolabile che se i bambini che frequentano le private paritarie frequentassero le scuole comunali, l’ente pubblico e quindi la collettività dovrebbe sostenere un costo almeno 5 volte superiore);

2. è diventato possibile applicare a tutte le famiglie con reddito Isee non superiore a 21mila euro esattamente la retta comunale a prescindere dalla retta praticata presso le diverse scuole. Al gestore privato paritario è garantito il rimborso della differenza fra la retta pagata dalla famiglia fino ad un massimo della retta comunale piena;

3. è stato inserito un incremento del 15% del rimborso per la spesa di personale addetto al sostegno (da 60 al 75% della spesa sostenuta per il personale assunto per il sostegno a bambini che ne necessitano in seguito ad apposita certificazione dell’Asl), pur mantenendo il tetto massimo (insufficiente) di 15 ore settimanali;

4. è stata prevista una integrazione per la spesa dei pasti, sempre per le famiglie in condizioni di difficoltà. 

Insomma, pur in un quadro senz’altro perfettibile, sono stati riconosciuti e concretamente sostenuti alcuni fondamentali principi, quali la libertà di scelta e l’equità per le famiglie, il sostegno alle fasce deboli e la garanzia degli interventi per il diritto allo studio.

In un momento storico di grande difficoltà economica per gli amministratori locali del nostro Paese, nel quale tuttavia non si spengono ancora i rigurgiti di una contrapposizione ideologica tanto assurda quanto controproducente (oltre al referendum di Bologna, è sintomatico il caso di Como raccontato recentemente da IlSussidiario.net), quanto descritto mostra una nuova e possibile strada di effettiva integrazione/collaborazione fra pubblico e privato a sostegno della società civile. E questo fa sì, tra l’altro, che Forlì sia una delle poche città capoluogo ove per le iscrizioni alle scuole dell’infanzia non vi è lista di attesa e, quindi, dove la domanda delle famiglie trova completa risposta.



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