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SCUOLA/ Il segreto di un insegnante esperto? Imparare dai giovani

Cosa significa offrire occasioni di formazione agli insegnanti in servizio in questo momento? La recente convention di Diesse ha mostrato una strada percorribile. GIUSEPPINA CANNELLA

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Il tema della formazione dei docenti in servizio è un tema molto dibattuto sia a livello nazionale che europeo. Ma cosa significa offrire occasioni di formazione agli insegnanti in servizio in questo momento? Da cosa/da chi può imparare un insegnante che lavora da diversi anni nella scuola per modificare o migliorare il proprio insegnamento? Da una curiosità personale che lo porta ad approfondire metodologie e modelli, da un interesse scientifico per la disciplina che insegna? Mi chiedo ancora come mai un folto gruppo di insegnanti provenienti dalle scuole di ogni ordine e grado italiane investe il proprio tempo e il proprio denaro per ritrovarsi con altri colleghi più o meno “giovani”…. per numero di anni di insegnamento a parlare di scuola, e quindi di italiano, matematica, lingue straniere, valutazione, libri di testo… ecc. Questo è quanto è accaduto all’ultima Convention di Diesse a Bologna.

I seminari di formazione a cui partecipo abitualmente come esperto sono frequentati da docenti annoiati, perché tanto non cambierà nulla nella loro carriera; irritati, perché il dirigente scolastico li ha “convinti” a partecipare ad un seminario che comporterà per lui/lei altro lavoro da portare a casa oltre quello ordinario. Oppure docenti che partecipano con un notevole carico di speranze, poi disattese dalle pastoie del “sistema scuola”. La Convention di Diesse ha trasmesso ad un “non-docente” quale sono io un entusiasmo contagioso per questo mestiere e un grande stupore. Stupore per la partecipazione e l’attenzione con cui tutto il folto gruppo di partecipanti ha seguito i lavori in sede plenaria, dove non stavano seduti sul tavolo dei relatori famosi docenti universitari o esperti, ma giovani insegnanti appassionati e desiderosi di comunicare la propria, seppur iniziale, esperienza di docenza. Una platea variegata (per sesso e per età) e attenta alle parole delle autorità locali, cariche di vita scolastica e non di promesse. Altrettanto interessati alle buone pratiche raccontate da una docente come loro, per attuare quello che il riordino dei cicli propone riguardo al tema della collaborazione tra scuola e impresa. Insomma un popolo all’opera. E gli insegnanti lo sono. 

Se il momento del convegno ha visto la platea partecipe e in ascolto, un momento molto vitale si sono rivelate le “botteghe”, momenti di condivisione tra pari in cui un insegnante circondato dai suoi colleghi racconta come ha lavorato su un tema specifico e sottopone al confronto con i pari i propri materiali dando vita ad un dibattito vivace e appassionato.