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SCUOLA/ Così il Tar deciderà le sorti del concorso di Profumo

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Ecco che quindi appare inevitabile porsi una domanda: fino a quando sarà sopportabile questo clima di incertezza del diritto e di continua battaglia legale a suon di ricorsi? La nostra scuola non merita tutto questo caos, così come non lo meritano i cosiddetti “precari” né i giovani aspiranti insegnanti. È sempre più evidente che una gestione dirigistica e centralistica della macchina del ministero di Viale Trastevere sia costosa, inefficiente e caotica, in grado di garantire solo una costante pioggia di ricorsi. 

Occorre quindi provare a uscire da questa giungla normativa, dove tutti hanno ragioni da vendere e possono far valere un qualche diritto contrario ed opposto a quello altrui, in una estenuante e contraddittoria “lotta tra poveri”. Per limitarci al reclutamento dei docenti, si potrebbe iniziare con il seguire delle piste riformatrici tracciate dalle parole autonomia, libertà, differenziazione e decentramento. Per il resto, basti ricordare quanto scriveva don Sturzo, ne La Regione nella nazione, (1949), a proposito del “mastodontico” Ministero della Pubblica Istruzione che si deve occupare “dei trasferimenti, permessi e concorsi e pensionamento di tutto il personale scolastico compreso bidelli e uscieri. Quanto un tale accentramento sia dannoso per l’istruzione italiana non c’è persona con la testa sulle spalle che non lo affermi”.

 

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