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UNIVERSITA'/ Le riviste dell'Anvur? Meglio rileggersi Achille Campanile...

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Non meno problematico è l’elenco delle riviste in fascia A (le riviste di alta qualificazione scientifica), per cui si dichiara che sono state presi “attentamente in esame i pareri delle società scientifiche, la classificazione operata dai Gev e ogni altra informazione disponibile”. Con riferimento ai settori delle scienze statistiche e matematiche, troviamo un elenco di ben 495 riviste di fascia A inerenti – oltre a quelle di stretto interesse − anche aree quali il diritto, la sociologia, l’ingegneria, la medicina, la psicologia (e non solo).  Scriveva il sociologo inglese Sir David Butler alcuni anni fa: “Funzione dell’esperto non è quella di essere nel giusto più di altri, ma di sbagliare per motivi più sofisticati”. Siamo in attesa di comprendere le ragioni di quanto sta accadendo. 

In effetti, le scelte dell’Anvur appaiono inspiegabili, tanto più in quanto l’Agenzia – attraverso il suo operato − ha anche l’importante compito di indirizzare scientificamente l’università italiana al fine di innalzarne il livello qualitativo (perché la valutazione ha sempre una funzione di indirizzo in quanto il termine “valutazione” ha la stessa radice di “valuta” e quindi “valutazione” vuol dire “dare valore”). Qui, purtroppo, si va nella direzione opposta: proporre, per una certa area disciplinare, vasti elenchi di riviste − che accomunano il Journal of the Royal Statistical Society all’International Journal of Health Geographics, il Foro Padano al Giornale Italiano di Allergologia e Immunologia Clinica − lungi dall’indirizzare e focalizzare l’attività di ricerca dei giovani studiosi, li disorienta fortemente. Il sistema di reclutamento precedente, visto l’esito di alcuni concorsi, è stato oggetto di giuste e forti critiche, ma nessuna commissione – per quanto mi risulti – ha mai osato dichiarare che Il Sole 24 Ore o Il Medico d’Europa (la rivista del sindacato dei medici italiani) siano riviste scientifiche di interesse per l’area di Scienze economiche e statistiche. 

Resta quindi da capire quale sia l’utilità di tali documenti per le prossime commissioni in vista delle prossime abilitazioni a professore associato o ordinario. Certamente, anche se ovviamente in via puramente ipotetica, si legittimano giudizi del tipo: “Questo lavoro sulla Rivista di Suinicoltura  mostra l’attenzione del candidato verso problemi concreti che derivano da esigenze profondamente avvertite nel territorio, con particolare riferimento a tematiche di economia rurale” oppure: “Questi due articoli su Il Medico d’Europa evidenziano gli ampi orizzonti culturali del candidato che affronta problemi di rilevanza internazionale e propone interessanti spunti metodologici di carattere interdisciplinare in collaborazione con studiosi di altre aree scientifiche”, o anche “Questo contributo su Parma Economica fa emergere le buone capacità del candidato che riesce a focalizzare i propri interessi di ricerca su temi che solo apparentemente potrebbero sembrare di portata limitata dal punto di vista geografico; in realtà si propongono soluzioni che hanno una valenza ben più ampia, costituendo un paradigma metodologico utile all’interno di vari contesti territoriali internazionali”. 

 



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