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UNIVERSITA'/ Le riviste dell'Anvur? Meglio rileggersi Achille Campanile...

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Il lavoro dell’Anvur è oggetto, da più parti, di numerose critiche e si corre seriamente il rischio di screditare l’intero sistema di valutazione fin dall’inizio, come ha sostenuto domenica scorsa Alessandro Schiesaro su Il Sole 24 Ore (inserto “Domenica”). Certamente non può essere trovata giustificazione nel fatto che il lavoro doveva essere completato in tempi ristretti. In casi come questi, il fattore tempo è essenziale e ineliminabile: se un medico prescrive un antibiotico, 2 capsule al giorno per 6 giorni, non è pensabile che il paziente – avendo fretta di guarire – le prenda tutte e 12 in una volta. Non solo non guarirà, ma peggiorerà di molto la sua salute. Per tornare a noi, nessuno penserebbe mai di sottomette un articolo per la pubblicazione in forma incompleta o approssimativa solo perché ci sono delle scadenze da rispettare.

Nella raccolta dal titolo Gli asparagi e l’immortalità dell’anima di Achille Campanile, c’è un gustoso racconto proprio dal titolo “Il biglietto da visita”. Il racconto narra di un signore che si presenta alla reception di un sontuoso albergo, chiedendo di essere annunziato al direttore, esibendo un biglietto da visita su cui è scritto “S.E. Prof. Ing. Avv. Comm. Pasini”. Il direttore dell’albergo, si precipita immediatamente dal nuovo arrivato, accogliendolo con grande riverenza. Nel corso del colloquio, si scopre che le varie sigle sul biglietto da visita stavano per Silvio Enea (le iniziali del nome di Pasini), profugo, ingegnoso, avventizio, commissionario d’albergo e che il biglietto da visita era uno stratagemma del protagonista per chiedere un posto di lavoro. Il finale è facilmente immaginabile. C’è da augurarsi vivamente che i colleghi dell’Anvur abbiano miglior sorte. 

 

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