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SCUOLA/ Dire no alle 24 ore è difendere il peggiore statalismo?

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In relazione a tutto questo, anche tante prese di posizione, più che chiarire una questione, finiscono per creare ulteriore confusione, perchè non si può ricondurre un problema serio ad una mera difesa dell’esistente, invece di riconsiderare il tutto in relazione a quell’“organico funzionale” tante volte richiest, e mai concesso. Quando mai si è discusso seriamente, partendo dalla esperienza di chi la scuola la conosce davvero, di reclutamento e governance, oltre che di risorse adeguate, non più a pioggia, cioè delle vere questioni aperte? Perché nei collegi dei docenti non si discute seriamente sui “saperi essenziali oggi”, e sulle modalità di coinvolgimento dei propri studenti? Basta risentire gli slogan degli studenti dei giorni scorsi, studenti non sempre consapevoli del fatto che quegli slogan, alla fin fine, sono contro di loro, contro la loro domanda di futuro.

In sintesi, se la scuola è giusto considerarla il primo investimento di un Paese che voglia alzare la testa e guardare in faccia il proprio futuro, se si vuole dare un minimo di speranza alle giovani generazioni, va cambiato il modo di leggere questa realtà. Si deve cambiare marcia. Ci vorrebbe un Piano Marshall, con al centro la “questione giovani”. Ma i politici nostrani, delle sigle vecchie e nuove, non so se siano consapevoli di questa priorità, con proposte coraggiose e fattibili, in grado di guardare oltre le prossime elezioni.



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COMMENTI
31/10/2012 - ...Quindi! (Valentina Timillero)

Bellissimo articolo, che oltre a far capire ai non addetti ai lavori quello che sta succedendo nel Palazzo, offre una condivisibile chiave di lettura dei mali che ammorbano la scuola e che indirettamente fanno del male anche ai nostri figli. Senza maggiore libertà e autonomia (di gestione, economica, di assunzione del personale, etc.) la nostra scuola sarà condannata. Uno può essere anche un bravo insegnante, avere fascino, insegnare bene la sua materia, ma se poi grida contro la scuola privata, o riduce tutto ad una rivendicazione di tipo sindacale che prescinde dal merito (il sapere, la cultura non si vende, orrore!), quello che “vive in classe ogni mattina” - cfr. il lettore che mi precede - non basterà affatto. Perché “l’avventura educativa” di tanti, troppi docenti non è ancora divenuta giudizio politico improntato a criteri di vera libertà (educativa)? Questa è la domanda che mi pare decisiva. Il fascino, da solo, non basta.

 
31/10/2012 - Ma c'è anche chi dall'interno ci lavora! (Fabrizio Foschi)

L'idea della scuola come "servizio pubblico" è condivisibile fino ad un certo punto: troppo vicina alla asettica prospettiva del "centro civico" caldeggiata dal ministro Profumo. La scuola è un ambito in cui si realizza il fenomeno della conoscenza, per gradi e per livelli. Essa ha bisogno di insegnanti, intesi come personalità e non come funzionari o addetti alla socializzazione. Condivisibile è invece l'urgenza posta sulla valorizzazione e articolazione della professione docente. A proposito dei temi della liberalizzazione della carriera del docente, delle modalità di reclutamento che eventualmente includano la chiamata diretta delle scuole, delle forme delle governance, non è del tutto esatto che dagli stessi addetti ai lavori non provengano segnali. Come associazione Diesse siamo fortemente impegnati su questi punti, come dimostra per esempio il manifesto "Quale docente e quale scuola per l’emergenza educativa e il futuro del Paese?" (crf. www.diesse.org) che stiamo diffondendo nelle scuole in questi giorni.

 
31/10/2012 - quindi? (Gianni MEREGHETTI)

Giusta l'analisi, giustissima! Da una parte un errore grosso come un palazzo dall'altra il corporativismo, e allora? Quale strada potremo prendere? La strada per la scuola non può essere quella viziata da una questione economica, il valore delle ore di lezione non può dipendere dal fatto che si debbono recuperare 183 milioni di euro, questo è il vizio dello statalismo ma anche del corporativismo. Come uscire da questi due vizi, entrambi terribili, distorcenti la realtà? Semplice! La strada c'è già, è quella di ciò che si vive in classe ogni mattina, bisogna ripartire da lì, dal fascino dell'avventura educativa, bisogna rimettere a tema dove stia questo fascino, che cosa lo faccia permanere e crescere. Questo è il tema centrale, che cosa rende affascinante insegnare!