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SCUOLA/ Il bullo? Si "cura" con la compagnia

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Le strategie più efficaci per rilevare il problema, prevenirlo e contrastarlo sono state, oltre alla collaborazione fra scuola e famiglia, rivelatasi fondamentale, la formazione di dirigenti e docenti, la presenza di esperti, il coinvolgimento degli studenti di una stessa scuola, l’introduzione di discipline di educazione civica, la collaborazione con le associazioni di volontariato e con le istituzioni presenti a livello locale e cittadino, e la divulgazione delle buone pratiche. Esempio di “good practice” è stato il filmato realizzato dalla compagnia teatrale Quelli del Grock, dal titolo Io me ne frego. 

L’incontro ha messo in luce il percorso compiuto a proposito della tematica del bullismo e le riflessioni maturate. Oggi si è consapevoli che la cura dell’identità della persona costituisca il punto di partenza fondamentale per affrontare i disturbi della personalità. Infatti il comportamento umano è la declinazione della persona nell’ambiente in cui vive.

Ma che cosa si intende concordemente per devianza? Quale significato e contenuto si attribuisce al termine identità della persona? In questi anni si è venuta precisando, anche grazie agli studi sulla famiglia e sui suoi membri condotti da Scabini e Cigoli, che il fondamento  e il nucleo centrale dell’identità della persona sia di natura relazionale, cioè costituito e fondato sui legami che ne tessono la vita. Senza di essi il soggetto si individualizza, si isola, si afferma come autonomo, si convince di farsi da sé e non risponde a nessuno del proprio operato, negando la responsabilità verso gli altri e verso ogni valore morale e sociale.

L’obiettivo degli educatori quindi deve mirare alla progressiva riacquisizione della identità da parte della persona. Ci si chiede allora: come vincere la paura e la resistenza dei famigliari che tendono a censurare e a vergognarsi di ciò che accade tra le mura di casa? La loro collaborazione è infatti irrinunciabile per comprendere l’origine, anche se non l’ unica, dei comportamenti deviati. Forse negli anni passati l’importanza delle famiglie non è stata sufficientemente sottolineata.

Grande attenzione deve essere rivolta anche alle vittime che spesso non vogliono parlare, coprono i colpevoli temendone la ritorsione e subendo talora il fascino perverso del loro operato e vivono la ferita profonda di una mancanza di stima di sé che nasce da lontano e che chiede la presenza di un nuovo ambito di rapporti e di esperienze positive.

Un’ultima riflessione riguarda il rapporto adulto-adolescente-nuove tecnologie. Se è vero che il linguaggio con cui gli adolescenti comunicano e interagiscono è legato all’utilizzo di telefonini, tablet, smart-phone e social network, ci si chiede se e come l’adulto possa entrare in questo spazio e, senza invaderlo, impedirne l’uso distorto con cui vengono diffusi messaggi e immagini che intimoriscono e ricattano i più deboli. 



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