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EDUCAZIONE/ Il male della scuola italiana? La "grande incubatrice"

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È assolutamente negativo. Se si pensa all’effetto calmierante che dal punto di vista sociale ha il servizio pubblico di istruzione, non è una buona cosa.

Ma non è sintomo di una maggiore coscienza della società civile?

No. È attribuibile al fatto che persone e famiglie, di fronte alla carenza degli investimenti pubblici, ci devono mettere del proprio. Non è quindi un valore aggiunto, ma la compensazione di una insufficienza.

Un commento su due dati: il nostro tempo scuola, superiore a quello degli altri Paesi europei, e la diminuzione del valore reale degli stipendi dei docenti.

Questi sono i dati che si trovano nella sezione D dell’insieme e in particolare nell’indicatore D1. Il primo è la conferma di quel che dicevo prima. Il tempo scuola elevato non è il prodotto di una consapevolezza maggiore dell’importanza dell istruzione, ma il frutto di una malintesa politica sociale che tiene a scuola i giovani perché così sono più protetti. Non è una cosa qualitativamente benefica. Nella stracitata Finlandia stanno a scuola molto di meno: in media 856 ore tra i 7 e i 15 anni, in Italia 1089 ore, più o meno un mese di più a scuola, e imparano di più. Quindi non c’è un rapporto tra ore di insegnamento e qualità degli apprendimenti.

E degli stipendi cosa dice?

Quelli dei docenti italiani sono al di sotto della media Ocse − 38.280 dollari Usa in media nei 21 Paesi dell’Ue dopo 15 anni di insegnamento nella scuola media, contro 32.658 euro in Italia −, è vero, però non sono gli ultimi in Europa. Il problema è che lo sono in rapporto alle ore di scuola che i docenti devono fare.

Se volessimo cambiare la «scuola-incubatrice», c’è un modello al quale potremmo ispirarci?

Questo punto è fondamentale: nell’istruzione non c’è nessun modello! Le soluzioni devono essere inventate in Italia guardando alla struttura del mondo italiano, alla sua cultura e alla sua storia. Eag è uno sguardo comparato di sistemi scolastici organizzati diversamente, e questo dimostra che si può governare la scuola in molti modi e ottenere buoni risultati con soluzioni diverse. Ma si può anche anche andare a fondo come il Titanic.

Lei è il padre di Education at a Glance. L’edizione di quest anno è stata quella del ventennio. Quali sono le sue impressioni?

Per me l’uscita del Rapporto è sempre un avvenimento importante, perché dimostra che l’indagine si è ormai istituzionalizzata. Ma quando è nata non era per nulla accettata, né all’interno dell’Ocse né tanto meno nella stragrande maggioranza degli ambienti educativi.

Per quali ragioni?



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