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STUDENTI IN PIAZZA/ Aprea: chi protesta non sa nulla della riforma che stiamo facendo

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Regione Lombardia, insieme all'Usr (Ufficio scolastico regionale) ha operato nel tempo una serie di interventi che riguardano il dimensionamento scolastico, forme di sostegno e di sussidio alla scuole e il rafforzamento della rete scolastica e devo dire che, in virtù di questo, gli effetti dei tagli vengono percepiti in modo molto ridimensionato. Anzi, vorrei precisare che la nostra Regione è in credito con lo Stato dal momento che, con i criteri introdotti dalla spending review, potremmo acquisire maggiori autonomie a partire dai prossimi anni. Normalmente, questo tipo di manifestazioni sono organizzate a livello nazionale da movimenti che hanno sede a Roma e il risultato è che vengono reinterpretati localmente con qualche riferimento di troppo rispetto alle politiche regionali messe in atto. Vorrei però sottolineare un paio di punti in cui Regione Lombardia è insofferenza.

 

Quali?

 

Per primo, il numero insufficiente dei dirigenti scolastici, per via del concorso a rischio annullamento in conseguenza di due sentenze ancora in sospeso. Secondo, i duecento docenti in più promessi dal ministro Profumo per alleviare i disagi delle scuole prive di capi di istituto non sono mai arrivati. Da questo punto di vista, dovremmo protestare anche noi come istituzione locale.

 

“Dopo anni di tagli non c'è alcuna intenzione di tornare a investire nella scuola pubblica”, dicono gli studenti. Davvero, in Lombardia, esiste una disparità così forte fra i fondi destinati alla scuola pubblica rispetto alle private o paritarie?

 

Per la verità questo non è mai esistito. Il livello centrale destina alle scuole paritarie somme sempre in diminuzione con l'unica eccezione di Regione Lombardia. Occorre aggiungere anche che quello che si spende per le scuole private viene erogato anche agli alunni delle statali: il principio della dote riguarda i sostegni finanziari alle singole famiglie in difficoltà a prescindere dal tipo di istituto frequentato dai ragazzi.

 

Ci sono stati atti vandalici e scontri con la polizia in vari punti di Milano in quasi tutti ci cortei. Non le sembra che questi metodi rischino di far perdere di vista i veri motivi, giusti o sbagliati che siano, delle proteste?

 

La piazza spesso scatena dinamiche e sentimenti di odio e violenza che prescindono dagli stessi motivi per i quali si protesta: per queste ragioni mi auguro di non vedere più, soprattutto gli studenti del primo anno, scendere in piazza. Mi preoccupo delle conseguenze indesiderate e delle degenerazioni. Sono molte dispiaciuta per ciò che è accaduto, e spero che gli insegnanti e le famiglie incoraggino i ragazzi a favorire forme di dialogo più civili.



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