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SCUOLA/ Un prof: ai giovani fa meglio Socrate di un tablet

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J.L. David, La morte di Socrate (1787, particolare. Immagine d'archivio)  J.L. David, La morte di Socrate (1787, particolare. Immagine d'archivio)

Per le scuole, come la mia, che da anni, senza risorse pubbliche ma con puntuali razionalizzazioni, hanno seguito la strada dell'informatizzazione, con i registri elettronici, l’apertura delle funzioni alle famiglie, l’utilizzo in classe delle Lim, la dematerializzazione, ecc., non possono non essere d’accordo col buon proposito del ministro Profumo.

Forse stupisce il riferimento, cioè quel richiamo ai docenti del Sud, invece di offrire una reale opportunità a tutta la scuola italiana. Li conosciamo i problemi delle scuole del Sud, il gran lavoro, in particolare, dei docenti e dei presidi nelle zone disagiate. Ma non possiamo nemmeno dimenticare come, in troppi casi, e si parla qui per conoscenza diretta, siano stati sprecati i Pon, comprese le stesse risorse per gli Ifts e ora per gli Its, con le “simulazioni aziendali”, con corsi virtuali, a fronte di risultati non sempre incoraggianti, senza cioè un corrispettivo fatto di riscontri e validazioni soddisfacenti. In poche parole, anche la scuola deve uscire dal cono d’ombra assistenzialistico. In generale, quindi, dare una mano ha un significato positivo solo se induce a risultati altrettanto positivi. Non “a prescindere”.

Nel merito, proprio perché da anni ho modo di utilizzare diverse tecnologie, non sono d’accordo col ministro Profumo, al di là degli effetti-annuncio, sul far diventare tutto digitale il mondo della scuola. La tecnologia, vale sempre la pena di ricordarlo, non è il fine, ma un mezzo. Anche se il clima culturale ci sta forse dicendo che non è chiara la distinzione tra mezzo e fine (penso qui ai tanti, troppi scritti di Emanuele Severino), chi vive nella sana quotidianità sa che quella distinzione è comunque un punto fermo.

Quindi, nel merito, le parole di Profumo vanno pensate, non subite. Nel senso che in primis i cambiamenti non sono mai a costo zero, e poi che gli stessi cambiamenti vanno accompagnati con una adeguata formazione sul campo.

Non basta, cioè, dire che la carta va tolta e sostituita da reti informatiche con terminali in ogni angolo (al posto delle circolari). Penso qui al fatto che solo un mese fa ho dovuto sostituire il vecchio server, con un costo che una scuola non sempre è in grado di sostenere. Ma penso anche alla formazione dei docenti e di tutto il personale. Non bastano cioè le decisioni drastiche o le buone intenzioni. Ci vogliono poi i reali comportamenti, le sane abitudini. Ad inizio anno, ad esempio, per i nuovi docenti in particolare organizzo un breve corso sul registro elettronico. Ma anche questo ha un costo.

Ammettendo che le reti informatiche non si blocchino mai (ma la realtà è altra), resta poi un riscontro importante: sono comunque da stampare i report mensili, trimestrali o quadrimestrali, anche solo per gli archivi e quindi per i controlli incrociati. Da quest’anno, ad esempio, intendo avviare la digitalizzazione dei compiti in classe. Una scelta importante, che va mediata con le ultime info del Garante della Privacy per la trasparenza. 



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COMMENTI
14/10/2012 - chiarimenti (Santino Camonita)

D'accordissimo con quanto scritto dal dott. Zen,ma mi sfugge un passaggio: se vale l'assioma che gli informatici più bravi decidono di fare altro ma non gli insegnanti e solo quelli più "scarsi" vanno nella scuola, allora se questo vale per tutti, a rigor di logica sono indotto a pensare che la scuola è in mano a degli ignoranti, i quali sono lì solo perché altrimenti non saprebbero dove andare. Sono certo che il dott. Zen non voleva dire questo, ma dal suo articolo emerge chiaramente questa contraddizione e mi chiedo: ma Lei è un insegnante? saluti

 
05/10/2012 - appunti, appunto (Sergio Palazzi)

Non si ripetono mai abbastanza dei concetti che dovrebbero sembrare banali. Ancora di recente ho sentito ricordare, in varie sedi e differenti contesti, che il quaderno di laboratorio (quello cucito, con le pagine numerate, compilato personalmente a penna in presa diretta, senza bianchetto, etc) è uno strumento essenziale per ogni tecnico ed ogni ricercatore. Compresi quelli forensi che vanno di moda nei telefilm [in una puntata che ho visto stasera la tenuta della documentazione era una catastrofe...]. Ma mi vedo guardare come un marziano quando dico di usarlo. Forse perché nessuno pensa che non solo un chimico, un dentista o un geometra, ma anche un linguista, uno storico o un filosofo sono tecnici e ricercatori. Per questo continuo a credere che non sia la migliore scuola possibile, quella basata solo sulla trasmissione light di informazioni ultralight e con un continuo accantonamento / superamento di quanto si è visto il giorno prima. Sarà che siamo del secolo scorso, caro Zen.