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STUDENTI IN PIAZZA/ Lo specchio di una scuola che non risponde alle "domande"

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Gli studenti hanno manifestato in varie città (InfoPhoto)  Gli studenti hanno manifestato in varie città (InfoPhoto)

Forse a nessuno di questi ragazzi, che si autocertificano molto di sinistra, la scuola ha insegnato che questi gesti sono stati i prodromi dei movimenti fascisti e nazisti in Europa, che hanno incominciato a dare l’assalto alle sedi dei partiti, a bruciare le schede elettorali, poi i libri e poi gli uomini. Come scrisse il poeta tedesco Heinrich Heine già nel 1817, criticando il nazionalismo aggressivo delle Leghe studentesche tedesche (le Burschenschaften): “Dort wo man Buecher verbrennt, verbrennt man auch am Ende Menschen” ( Dove si bruciano libri, alla fine si bruciano anche uomini). 

E tuttavia... “il grido disperato di speranza” che viene dalle piazze non è un ossimoro fatuo, perché i ragazzi cercano interlocutori. Che siamo noi. Ciò che sta accadendo tra le giovani generazioni – e non sappiamo se questi movimenti siano destinati a gonfiarsi o a spegnersi come già altre volte – interpella noi adulti e ci costringe ad assumerci le nostre responsabilità nel tempo presente. E chissà che questa volta la nostra risposta non si perda, come cantava molti anni fa un mio coetaneo, “blowing in the wind”.



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