BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Un prof: non sono un "facilitatore", vorrei essere un maestro

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

In questa direzione mi permetto di osservare semplicemente che io mi rifiuto di essere un facilitatore. Voglio esserci io dentro il rapporto che ogni giorno si crea con i miei studenti, perché sono soprattutto io ad aver bisogno di loro: i loro volti, le loro domande, le loro osservazioni mi fanno capire di più ciò che porto loro, quelle conoscenze che comunico loro e che dentro il rapporto con loro diventano più vive, più mie. Sarebbe un di meno per me ridurmi a facilitatore, come se non c’entrassi in ciò che ogni mattina inizia, in quell’avventura di conoscenza che ogni volta prende il via da una mia proposta, ma che si arricchisce per il dialogo che genera. 

Se la scuola vuole mettere al centro gli studenti non ha bisogno di facilitatori ma di insegnanti che si impegnano a comunicare ciò che conoscono per impararlo di nuovo, più a fondo.

 

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
09/10/2012 - commento (giuseppina danese)

E' vero, per mettere al centro lo studente è necessario comunicare ciò che si conosce bene, anzi, passatemi l'espressione "intimamente", come si conosce qualcosa che si ama, e che, proprio per questo, si vuole comunicare all'altro. Gli studenti percepiscono immediatamente la nostra passione comunicativa, si sentono legittimamente al centro del nostro sforzo e ne ricavano gratificazione e motivazione. Credo però che questa modalità comunicativa appassionata, tranquilla e competente nello stesso tempo, debba essere permeata profondamente dalla consapevolezza del "servizio": abbiamo un potere che ci viene dal "sapere qualcosa" che i nostri studenti non sanno, loro ci percepiscono così, e noi dobbiamo essere sempre vigilanti su noi stessi, altrimenti corriamo il rischio di mettere al centro la nostra personale ricerca del sapere.

 
09/10/2012 - Troppo buono... (Giorgio Israel)

Caro Professore, lei ha perfettamente ragione ma è fin troppo timido. Questa è la scoperta dell'ombrello servita in salsa demagogica e violenta. Purtroppo questa demagogia oggi è forte perché è portata avanti dal mondo imprenditoriale e con grande dispendio di mezzi. Pensi a quel che fa Bill Gates negli USA con le sue cretinissime proposte di misurare la qualità dell'insegnante attraverso una misurazione mediante braccialetto elettronico dell'attenzione che egli suscita nello studente. E pensi allo smodato interesse della Confindustria italiana per il mondo dell'istruzione. A loro interessa soltanto come strumento (a buon mercato) per preparare addetti al mondo della produzione, e quindi l'autoapprendimento è quel che ci vuole. Bando a quel rompiscatole dell'insegnante. Occorre resistere con energia e decisione a questo andazzo ignobile (non ci sono altre parole). E se perderemo, pazienza. La cultura autentica non muore. Raccoglieranno il testimone gli indiani, i cinesi, i sudcoreani o altre nazioni "sottosviluppate" che studiano come si deve. In fondo, è già accaduto altre volte nella storia e forse la decadenza dell'occidente è inevitabile…