BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Un prof: non sono un "facilitatore", vorrei essere un maestro

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

Caro direttore, uno studio di Donna Ellen Granger della Florida State University di Tallahassee, pubblicato su «Science», ripropone una questione decisiva per il mondo della scuola e il suo futuro. Le conclusioni di questo studio, che ha coinvolto 125 classi, per un totale di oltre 2.500 studenti di quarta e quinta elementare, appaiono provate e indubitabili: gli studenti ottengono risultati migliori se l’insegnamento è centrato su di loro, mentre se al centro vi è l’insegnante l’apprendimento si raggiunge a fatica e con esiti peggiori. Quindi da questo studio si evince che gli studenti devono essere messi al centro delle lezioni, e che l’insegnamento deve essere centrato su di loro e non viceversa. Con la conseguenza che deve cambiare la figura dell’insegnante, oggi sempre più definito come semplice facilitatore delle conoscenze anziché come colui che dalla cattedra le trasmette.

I risultati di questa ricerca propongono una questione che val la pena affrontare, anche perché ogni giorno dentro le classi si ripropone in modo più o meno esplicito. Che lo studente debba essere al centro delle lezioni è ormai riconosciuto da quasi tutti gli insegnanti; in un modo o nell’altro, chi non direbbe che spiega per gli studenti, che vuole che loro imparino, che è per il loro bene? Se è un dato di fatto che sia così, urge al tempo stesso che si chiarisca cosa mai vuol dire che ogni lezione ha lo studente al centro.

C’è infatti un modo di intendere questa affermazione che ribalta il sistema dei rapporti tra insegnante e studente senza portare nulla di nuovo. Se fino a qualche decennio fa era lo studente una semplice pedina che obbediva ai ritmi dettati dall’insegnante, oggi si corre il rischio opposto: quando infatti si dice che l’insegnante deve essere un facilitatore di fatto lo si elimina, perché in questo modo si sostiene, in modo più o meno esplicito, che egli deve farsi da parte, uscire dal processo educativo. Quanto più questo si realizza, infatti, tanto meno la figura dell’insegnante è essenziale.

Prima vi era l’insegnante, ora vi è solo lo studente, ma in entrambi i casi vi è una stessa logica ed è quella che esclude il rapporto dalla dinamica educativa. Ci si deve chiedere, di fronte ai risultati di Ellen Granger, se la prima conseguenza da tirare sia quella di trasformare l’insegnante in facilitatore e non invece quella di andare al fondo di questa urgenza a porre lo studente al centro del processo educativo. Sarebbe interessante andare al fondo di quest’ipotesi, affrontando la questione educativa come si pone ogni giorno in classe, sarebbe interessante chiedersi come si fa a mettere lo studente al centro di un’ora di lezione, e come questo possa essere efficace. 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
09/10/2012 - commento (giuseppina danese)

E' vero, per mettere al centro lo studente è necessario comunicare ciò che si conosce bene, anzi, passatemi l'espressione "intimamente", come si conosce qualcosa che si ama, e che, proprio per questo, si vuole comunicare all'altro. Gli studenti percepiscono immediatamente la nostra passione comunicativa, si sentono legittimamente al centro del nostro sforzo e ne ricavano gratificazione e motivazione. Credo però che questa modalità comunicativa appassionata, tranquilla e competente nello stesso tempo, debba essere permeata profondamente dalla consapevolezza del "servizio": abbiamo un potere che ci viene dal "sapere qualcosa" che i nostri studenti non sanno, loro ci percepiscono così, e noi dobbiamo essere sempre vigilanti su noi stessi, altrimenti corriamo il rischio di mettere al centro la nostra personale ricerca del sapere.

 
09/10/2012 - Troppo buono... (Giorgio Israel)

Caro Professore, lei ha perfettamente ragione ma è fin troppo timido. Questa è la scoperta dell'ombrello servita in salsa demagogica e violenta. Purtroppo questa demagogia oggi è forte perché è portata avanti dal mondo imprenditoriale e con grande dispendio di mezzi. Pensi a quel che fa Bill Gates negli USA con le sue cretinissime proposte di misurare la qualità dell'insegnante attraverso una misurazione mediante braccialetto elettronico dell'attenzione che egli suscita nello studente. E pensi allo smodato interesse della Confindustria italiana per il mondo dell'istruzione. A loro interessa soltanto come strumento (a buon mercato) per preparare addetti al mondo della produzione, e quindi l'autoapprendimento è quel che ci vuole. Bando a quel rompiscatole dell'insegnante. Occorre resistere con energia e decisione a questo andazzo ignobile (non ci sono altre parole). E se perderemo, pazienza. La cultura autentica non muore. Raccoglieranno il testimone gli indiani, i cinesi, i sudcoreani o altre nazioni "sottosviluppate" che studiano come si deve. In fondo, è già accaduto altre volte nella storia e forse la decadenza dell'occidente è inevitabile…