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SCUOLA/ Così l'inglese gioca un brutto scherzo al concorso e ai Tfa

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La satira ha sempre avuto ben chiara la natura della suo compito; distorce, certo, esaltando un particolare in un quadro più ampio, ma così facendo mostra il limite insito in una codificazione di significato che, per sua natura, non è assoluta, ma in divenire, perfettibile, e quindi sempre nuova e ricca. Il particolare messo sotto la lente impietosa della satira è certo distorto, ma la sua distorsione è intesa ad illustrare follie per correggerle, se possibile, attraverso una critica che tenti di non infrangere la legge non scritta che regola la comunicazione: “Thou shalt not ignore context”. Nell'Italia della formazione universitaria la bandiera inglese (the Union Jack, the Star and Stripes, the Maple Leaf, o altro ancora?) non è stata piantata ovunque; è ben salda, e non da quest’anno, su alcune lauree magistrali, ma altri territori sono ancora terra di conquista, con la difesa del patrimonio della lingua madre e della libera scelta degli studenti universitari fra L1 e L2 preferita alla “pananglificazione” paventata da Claudio Magris sul Corriere della Sera.

I tablet sono un tassello del processo di digitalizzazione del Bel Paese, funzionale anche allo riduzione dei costi per l’espletamento delle operazioni burocratiche (registri, pagelle, comunicazioni scuola-famiglia e simili) così importanti per lo studente, e la sua famiglia; un cordone ombelicale di dialogo in cui il passaggio delle informazioni deve essere veloce, pratico ed ordinato.

L’insegnamento delle L2 è questione seria, e bisogna cominciare bene, e continuare bene, ed altrettanto importante è la possibilità formativa della metodologia Clil per tutti i giocatori della partita; docenti e studenti. Il Clil è una metodologia nata nel Nord Europa, con docenti delle elementari fluenti (nella lingua madre) e multidisciplinari e multicompetenti, in un’ideale riunificazione dei saperi che, per la L2, deve avvalersi del cooperative learning (“imparare cooperando” non è proprio come “lavoro di gruppo”…) nella progettazione ed erogazione di moduli e percorsi, e procedere per passi ordinati dalle Bics (Basic Interpersonal Skills, leggi “sapersela cavare”) al Calp (Cognitive Academic Language Proficiency) – acronimi che indicano il passaggio dalla infanzia alla maturità linguistica e cognitiva.

Nella prova di ammissione al Tfa per Inglese per l’anno accademico 2012/13, tuttavia, non vi è traccia alcuna né di Clil, né di Bics, o di Calp; certo, c’è Michael Lewis, ma per l’attribuzione dell’authorship della sua opera fondamentale, i cui principi, tuttavia, non sembrano interessare all’item writer. Fortunatamente compare una domanda sulle funzioni della lingua, ma il suo autore, Roman Jakobson, rimane il John Doe della linguistica. Mentre sia il Lad, the Language Acquisition Device, che la Generative Grammar, due delle idee storiche non solo della linguistica, ma anche della didattica della L2, sono entrambe ritenute irrilevanti per verificare le competenze didattiche e metodologiche di una nuova generazione di docenti che, ammesso che superi il Tfa, avrà a che fare con studenti idealmente tesi a conseguire una certificazione che sembrerebbe non avere nulla a che fare con un certo Noam Chomsky…

Cosa ci si può ora ragionevolmente aspettare nel test di preselezione dei 160mila potenziali candidati da tenersi il 24 ottobre per le 7 domande relative alla L2, il cui descrittore è “Conoscenza di una lingua straniera comunitaria al livello B2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le lingue straniere”? Uno fra i tanti descrittori, e i tanti descrittori tratteggiano varie figure. Quella di un burocrate, che conosce il sacro verbo della normativa,  di un aggregatore sociale, che sa dedicarsi ai “diversamente abili”, di un informatico provetto, e, in due scarni descrittori, quella di un docente che deve conoscere i contenuti della sua disciplina e i suoi fondamenti teorici?

Si tratterà di 50 domande a risposta multipla, da farsi on line in 50 minuti, con esito immediato; 18 di logica, 18 di comprensione del testo, 7 di informatica e 7 di L2. Passing level, si direbbe in inglese, 35/50, quindi il 70%: 1 punto per ogni risposta esatta, -0,5 per ogni risposta errata, 0 punti per risposta non svolta. Il candidato dotato di abilitazione e magari anche di qualche competenza nella L2, ma acquisita e mantenuta attraverso viaggi, scambi, senza un percorso di formazione preciso, magari avrà una chance in più; altrimenti dovrà sperare di trovarsi davanti a quesiti che ha memorizzato 20 giorni prima dalla banca dati che il ministero metterà a disposizione, o optare per l’equivalente informatico dell’umiliante “foglio bianco”. E se per caso le sue competenze informatiche fossero anch’esse discrete, ma di tipo operativo, acquisite sul campo, il rischio di esclusione dalla prova successiva aumenterà.



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