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SCUOLA/ Così l'inglese gioca un brutto scherzo al concorso e ai Tfa

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Usata come mannaia. Soprattutto se la risposta a certe domande, anche ora che il bando è uscito, non sembra essere nella preoccupazione del Miur, che ci informa solo che la banca dati con i quesiti sarà resa disponibile. Venti giorni prima del testo di preselezione. Ma i quesiti, non del ministero, ma dei candidati potenziali al concorso, rimangono: 7 quesiti su che contenuti? Lingua della comunicazione? Lingua accademica? Il livello B2 indicato per la prova di preselezione è proprio quello dell’Indipendent User, che accede a molti tipi di testi sia scritti che orali e ne sa creare alcuni. I suoi descrittori nel Cerf, che pure il bando del concorso cita più volte, sono molti, ed articolati. E difficilmente saranno verificati in 7 quesiti.  Anche perché i quesiti forse dovrebbero avere a tema anche la metodologia dell’insegnamento disciplinare in lingua (leggasi Clil), visto che nel 2014/15 qualsiasi studente, e un buon numero di docenti, sarà impegnato nel Clil. O no?

Signor ministro, come docente di L2 non gradirei di vedere usare la conoscenza di un oggetto complesso ed articolato come una lingua, e a dire il vero di nessuna disciplina, come uno strumento non tanto di valutazione delle competenze di futuri docenti, atto legittimo, ma come mannaia atta a far cadere tante teste. Più costruttivamente, le indicazioni europee in merito alla L2 mi sembrano più adeguatamente soddisfatte dalla possibilità di frequentare corsi di formazione linguistici e metodologici relativi all’introduzione del Clil, sia per l’immediato futuro, che per tempi più remoti, per dire di un’esperienza sulla quale, a titolo personale, in molte scuole si sono fatte esperienze. E si sono formati docenti.

Bisogna cominciare bene. Bisogna formare i formatori. Magari procedendo parallelamente, come è stato annunciato per i futuri concorsi, ad ammodernare quello che è una croce della scuola italiana; la necessità, vitale, dell’abilitazione. E la simultanea assenza di un “obbligo”. Quello della formazione.

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