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SCUOLA/ I nemici del precariato? Sono gli stessi che lo difendono

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Tutte le commissioni orario (oltre agli alunni) conoscono il problema, che impone sempre di modificare, e magari più volte visti i ritardi delle nomine, l’intero orario della scuola per consentire la pendolarizzazione del precario ed i suoi movimenti da una scuola all’altra.

Tutti sanno, ma la dittatura dei signori della graduatoria è tremenda e vince sempre.

Di fatto il potentissimo contropotere scolastico rifiutava e rifiuta qualunque razionalizzazione a costo zero. E proprio in quegli anni (1983) la vera grande piovra dava il via alla guerriglia tempopienista, cioè alla lotta tremenda che unendo in modo improprio le esigenze delle madri lavoratrici, le esigenze dei disoccupati laureati, la fame generalizzata di stipendio del ceto medio meridionale e l’incoscienza dei pedagogisti utopisti del nord incapaci di comprendere i problemi gestionali, ha portato ad avere in Italia il curricolo alunni più lungo e quindi più costoso d’Europa. Dietro alle varie bandierine propagandistico-pedagogiche usate abilmente volta per volta dal contropotere superpotente sono visibilissime alcune costanti immutabili: garantire al docente statale l’uniformità della funzione e quindi la totale intercambiabilità dei posti funzionale al trasferimento ed all’autogestione dei collegi docenti. Garantire i pomeriggi liberi. Garantire stipendi uniformi. Garantire vacanze lunghe. Garantire la mancanza di controlli e valutazioni. Garantire percorsi di inserimento emergenziali che producano poi la sanatoria. Garantire la costante dilatazione del numero dei posti. E per 30 anni il gioco ha funzionato, di fronte anche ad un ceto politico molto interessato ad ottenere il sostegno da quella che Salvemini chiamava la piccola borghesia intellettuale, con le sue caratteristiche ottimamente descritte per quel che riguardava la vita politica meridionale ma divenute oggi caratteristiche nazionali.

Ma in questa palude avvolta dalle tenebre basterebbe poco per tornare alla vita, a costo zero.

L’idea della Falcucci guarda caso è in funzione in Baviera dove il curricolo prevede 30 ore settimanali di 45 minuti. Insieme alla generalizzazione del part time e all’introduzione del long time consentirebbero una funzione docente flessibile e (oddio!) persino soddisfacente con l’eliminazione del precariato. Ma bisogna sapere in anticipo che tutti coloro che nelle tenebre e nei miasmi della palude sono cresciuti, si opporranno durissimamente.

Senza questa determinazione continuerà la farsa dei progetti di “riforma” ed il declino di un Paese che preferisce trasformare lo Stato in uno stipendificio disastroso, costosissimo ed oppressivo piuttosto che dotarsi di uno Stato leggero ed efficiente.

 



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