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SCUOLA/ I nemici del precariato? Sono gli stessi che lo difendono

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Condannano il precariato a parole suscitando da decenni il senso di colpa in tutti i governi spinti ogni volta a sanatorie che stabilizzano i precari storici, ma subito dopo esigono che la mamma del precariato resti ancora incinta.

Fa specie sentire il sindacato e la sinistra condannare l’aumento delle 6 ore per i docenti, prima previsto e poi cancellato, dicendo che così “si elimina il precariato”. Ci sono argomenti forti contro l’azione duromollista del governo, come l’assurdità di un aumento non retribuito, la non distinzione tra tempo cattedra e tempo scuola, la creazione del pericolosissimo precedente di una categoria statale con due mesi di ferie. E infine l’obiezione, che nessuno ha sollevato, sul carattere privatistico del rapporto di lavoro dei docenti introdotto con grande enfasi dal governo Amato che impedisce la modifica per decreto dei termini contrattuali. Dove sono i fini giuristi, gli spaccapelisti di professione? Questa è l’Italia, questa è la situazione disastrosa in cui ci troviamo. 

Il decreto era inapplicabile ma gli “intelligentones” hanno obiettato che “così si elimina il precariato”. Dimostrando al mondo intero la loro doppiezza, che alle persone attente è ben nota da decenni e che io ho definito antistatalismo-ultrastatalista.

In effetti il tema della creazione di una eccedenza di tempo docenza da dedicare alle emergenze ed alle varie necessità delle scuole, come gli interventi mirati di recupero e potenziamento, è cogente da almeno 30 anni.

Il ministro Falcucci (alla guida dell’Istruzione dall’82 all’87 sotto due governi Fanfani e due governi Craxi) era stato insediato come tecnico e proveniva non dai partiti, ma dalla carriera interna dei funzionari ministeriali. Pressato già allora dalla necessità di contenere la spesa e dalle grida dei sensibilissimi ed agitatissimi propugnatori delle sacre necessità didattiche, lanciò l’idea di ridurre le ore a 50 minuti e di dotare quindi ogni docente di 3 ore di residuo docenza settimanale da mettere a disposizione delle scuole. Apriti cielo! L’idea fu accolta da sdegno e dolore infiniti. Con mezzucci tecnici si bypassava il grande e solenne tema della formazione dei giovani, del futuro delle nuove generazioni ecc. L’umanesimo veniva distrutto dal “mero calcolo economico”!

Sempre in quegli anni, sotto il governo Craxi, fu firmato un accordo contrattuale che prevedeva l’aumento di 6 ore di docenza su base volontaria a fronte di un aumento di stipendio di 250mila lire.  Di fatto ne fu impedita l’applicazione e l’argomento quale era? Esattamente quello odierno.

Ancora oggi esiste una norma che consente ai presidi di assegnare ad un docente di ruolo spezzoni residui di cattedra fino a 6 ore settimanali, ma i nostri amici condannano come affamatore il preside che se ne avvalga e preferiscono le famose cattedre orario esterne dove un docente supplente racimola 18 ore magari sommando le 6 ore settimanali di ciascuna delle tre scuole con residui a cui viene assegnato. 



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