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SCUOLA/ I prof sono abbastanza svegli per andare in gita?

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Il Large Hadron Collider (LHC) presso il Cern di Ginevra (InfoPhoto)  Il Large Hadron Collider (LHC) presso il Cern di Ginevra (InfoPhoto)

Lo scorso anno mi era capitato di raccontare una formidabile settimana a Barcellona, la cui motivazione tutt’altro che ovvia era una importante fiera di settore, contornata da appuntamenti scientifici; potrei raccontare numerose altre proposte che hanno avuto successo proprio perché motivate e pensate insieme. 

Cosa cerchiamo allora in questa esperienza? L’idea della preparazione innanzitutto: vediamo di sottrarre, ogni tanto, qualche mezz’ora alle nostre preziosissime attività curricolari. Accendiamo con i ragazzi un videoproiettore, entriamo in uno dei tanti mappamondi satellitari, e andiamo ad esplorare da vicino il reale terreno dove ci potremmo muovere. Studiamo insieme la logistica, verificando se ci conviene l’aereo, l’autobus o uno degli ormai rari treni cuccette. Studiamo le mete, le tappe intermedie e i motivi di interesse: non semplicemente per fare un piano abbastanza astuto da compiacere tutti i componenti del consiglio di classe, ma rispondendo a delle effettive e nostre curiosità. Invitiamo i più tecnologici a trovare delle “app” per telefonini e tablet che servano da guida e siano più stimolanti dei soliti giochini. Quante “aree disciplinari” può coinvolgere, una semplice attività di questo tipo?

Se ci rimproverano di non saper trovare la sintonia con chi è troppo più giovane di noi, è forse perché non sappiamo cogliere stimoli inusuali; penso ad un caso personale che mi è capitato di recente, grazie a mia figlia che sta attraversando il suo periodo heavy metal. Mi ha fatto apprezzare un gruppo svedese, Sabaton, che ha la curiosa caratteristica di dedicare i propri testi, spesso ben fatti, a reali eventi bellici della storia. Da qui può nascere qualcosa di originale come una ragazzina che agli esami di terza media del 2012 porta come proprio argomento nientemeno che la battaglia di Midway. Ma se poi il papà scopre che, tra i suoi studenti, più di uno condivide con lui la passione per quel gruppo, potrebbe nascerne un imprevedibile interesse della classe per la rivolta di Varsavia; o per i luoghi della Guerra dei Trent’anni, quasi ignota ai nostri programmi di storia. E magari per i campi di battaglia più sanguinosi e più dimenticati, come quelli tra Ypres e Passchendaele, che tra l’altro vedono anche la nascita della guerra chimica. 

Perché non costruire da qui una motivazione verso luoghi imprevisti come i centri minori delle Fiandre, dove ci sono città di cultura e centri di ricerca scientifici di altissimo livello, e che difficilmente i ragazzi avrebbero altre occasioni di incontrare? È chiaramente solo un esempio, che suggerisco come stimolo per cercare la sintonia sul valore formativo di un percorso originale. Parigi, Amsterdam o Roma avranno sempre la possibilità di vederle per altre vie.



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