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SCUOLA/ I prof sono abbastanza svegli per andare in gita?

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Il Large Hadron Collider (LHC) presso il Cern di Ginevra (InfoPhoto)  Il Large Hadron Collider (LHC) presso il Cern di Ginevra (InfoPhoto)

Ancora una volta insisto verso le mete estere, che trovo assolutamente preferibili a quelle nazionali, senza mettere in dubbio che l’Italia sia un luogo unico ed incomparabile. Certo, per me è facile: noi da Como possiamo uscire dall’Unione europea anche solo passeggiando a piedi, e per vedere l’incantevole cuore d’Europa a Strasburgo dobbiamo fare meno strada che per vedere la capitale italiana. 

Ma l’esperienza di viaggio, per essere davvero tale, deve essere straniante. Introdurre un vero elemento di distacco, anche se non si parte per l’Ultima Thule o per l’Isola non Trovata. Meglio se con un piccolo gruppo, senza altri gruppi paralleli che parlano la stessa lingua, in un contesto non omologato. Con i vantaggi economici, logistici e organizzativi del viaggio all’estero di cui dicevo nel precedente articolo, e non solo perché la ricettività nostrana lascia spesso a desiderare. 

È che, prima o poi, bisognerà finalmente sostituire la frase “sono italiano, voglio conoscere il mio paese” con “sono europeo, voglio conoscere ed amare il mio grande paese”. Riflettendo poi accuratamente, al ritorno, su quel che si è visto e vissuto. Ditemi voi se, da simili considerazioni, non possono nascere ottimi motivi per risvegliare gli europei del futuro, preparati al confronto con quella cosa là fuori che chiamano mondo.

 



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