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SCUOLA/ I prof sono abbastanza svegli per andare in gita?

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Il Large Hadron Collider (LHC) presso il Cern di Ginevra (InfoPhoto)  Il Large Hadron Collider (LHC) presso il Cern di Ginevra (InfoPhoto)

I rituali non scritti dell’anno scolastico prevedono, tra metà ottobre e metà novembre, l’intensificarsi di domande come “prof, dove andiamo in gita quest’anno?” mentre, da parte di questa o quell’organizzazione sindacale, si cerca il motivo di turno per protestare contro il ministro di turno con il rifiuto di accompagnare gli studenti in gita. 

Una ricorrenza annuale non merita più che un articolo di costume, ma quest’anno a far notizia ci sono almeno due fattori. Uno, confermato da altri colleghi, è che gli studenti sono un po’ meno pressanti rispetto al solito. Escludendo che abbiano moltiplicato le occasioni “ludico-esperienziali” e sentano meno il bisogno dell’appuntamento più classico, è forte il dubbio che anche loro percepiscano la difficoltà economica e siano meno portati a disturbare il portafoglio di papà. Una simile presa di coscienza sarebbe una positiva maturazione personale, ma assai triste, perché un ragazzo non dovrebbe essere costretto a rinunciare alla dimensione del sogno e della fantasia, fosse pure per un obiettivo semplice ed ingenuo come passare qualche giorno e qualche notte con i propri compagni, lontano dai propri luoghi consueti. 

L’altro aspetto, quello delle contestazioni sindacali, quest’anno avrebbe appigli tutt’altro che pretestuosi, come l’inconcepibile idea di aumentare a tutti l’orario di lavoro a 24 ore (anche se ieri il ministro Profumo, a Torino, ha detto niente ore in più) e per di più “aggratis”. Su queste pagine se ne è discusso parecchio, ed a proposito delle gite mi ritrovo con il commento che Gianni Mereghetti aveva fatto a un intervento in cui Gianluca Zappa affrontava proprio questa forma di protesta.  

Evidentemente l’idea che prevale, anche fra molti colleghi, è che questi momenti siano solo svaghi rispetto al normale tran tran, e quindi prescindibilissimi. Per me, è vero tutto il contrario. Continuiamo a lamentarci del fatto che gli studenti non sentono la scuola come parte del proprio mondo e della loro esperienza, eppure vorremmo ritrarci proprio da quelle attività che maggiormente possono aiutarci a collegarli con quel che facciamo a scuola, in aula e fuori, e una visita di istruzione ben programmata può essere un reale progetto di ricerca. Ovviamente non parlo di certe gite in mete prevedibili e dall’aria losca, dove insegnanti beceri abbandonano al loro destino orde di barbari per poi andare a farsi gli affari loro. Purtroppo capita più di una volta, e in questo caso sono più che sensate sia le critiche, sia il desiderio di non partecipare: non riesco più a sopportare la splendida Praga invasa da scolaresche italiane allo sbando. Voglio parlare solo di progetti didattici che meritino davvero questo titolo: e la “visita” diventa davvero “di istruzione” se consente di immaginare, organizzare e vivere la dimensione del viaggio, del sé, del crescere; non per perdere il proprio tempo, ma per investirlo in vista del futuro. 



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