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SCUOLA/ Ddl Aprea, una delusione "a metà" che fa bene all'autonomia

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Con buona pace dell’ala sindacal-conservatrice che minaccia sfracelli d’ogni genere e scuole autoreferenziali, ma in realtà non dà, o non vuole dare, alcuna fiducia alla capacità di autodeterminazione degli insegnanti. Il tabù ideologico, quello che spaventa, è l’allentamento del controllo dello Stato attraverso una definizione dall’alto dell’organizzazione delle comunità scolastiche a favore della potestà delle scuole di definire la propria organizzazione da impostare su principi, lo ripeto, anche troppo minuziosamente definiti nella legge, ma curvata sui propri specifici bisogni. 

Ovviamente il modello organizzativo che non si vuole abbandonare comporta anche un riflesso sulla percezione del ruolo professionale degli insegnanti: da impiegati dello Stato in una amministrazione centralista a professionisti in una scuola autonoma. Ed è noto che il sindacalismo confederale è nato per rappresentare categorie operaie ed impiegatizie e non professionisti. E così il cerchio si chiude.

E per sostenere meglio il tutto e tentare di affossare la legge, si fa credere agli studenti che rimarranno privi della loro consueta assemblea mensile, perché ovviamente gli articoli del Testo unico che ora la prevedono verranno abrogati, glissando però sul fatto, ribadito più volte nel ddl, che la partecipazione e la rappresentanza della componente studentesca sono tra i principi ispiratori delle Statuto e dei relativi Regolamenti. Il risultato? incredibile: studenti in lotta per riconquistare spazi di democrazia perduti!

Circa 13 anni fa Luigi Berlinguer, ispiratore e padre dell’autonomia, sosteneva che autonomia e valutazione sono inscindibili perché l’autonomia scolastica non può esistere senza valutazione, altrimenti diventa autoreferenzialità, deregulation selvaggia. 

Noi riteniamo che con questa legge il Parlamento darà un aiuto a quel processo di accettazione e condivisione della valutazione di sistema che nel nostro Paese stenta a decollare perché il processo di valutazione che porta alla qualità, che l’Europa giustamente chiede, è prima di tutto un processo culturale che va accompagnato

Ma, per progredire verso il radicamento di una cultura della valutazione, che possiamo definire come “quel sistema di valori, di norme, di comportamenti e di consolidate abitudini attraverso cui si manifesta un’organizzazione scolastica e da cui derivano i suoi concreti risultati operativi” e quindi per gettare le premesse per una sua attuazione a regime, questa deve essere condivisa. Quindi riteniamo un elemento qualificante l’istituzione nella legge, tra gli Organi, del Nucleo di autovalutazione del funzionamento dell’istituto, che dà gambe a quanto già contenuto nel Regolamento ministeriale sul sistema nazionale di valutazione e che affida alle scuole la responsabilità di autovalutarsi in raccordo con l’Invalsi. L’aspetto significativo verso il superamento di quell’autoreferenzialità radicata nelle scuole è che il Nucleo di autovalutazione dovrà predisporre un rapporto annuale che sarà reso pubblico e che sarà assunto come riferimento per l’elaborazione del piano dell’offerta formativa e del programma annuale delle attività, nonché della valutazione esterna della scuola realizzata secondo le modalità che saranno previste dallo sviluppo del sistema nazionale di valutazione. 



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COMMENTI
13/11/2012 - Non voglio più fare la docente! (Maria Rizzuto)

Mi sforzo di essere diplomatica stamattina... Io sono a favore del ddl ex Aprea. Faccio solo un esempio: io insegno ad adulti e ogni anno arrivano docenti che, nella maggior parte dei casi, non hanno mai sentito parlare di EdA. Essendo stata collaboratrice del Ds per più anni, mi sono trovata a dovere spiegare ad alcuni colleghi che forse non era il caso di chiamare alla lavagna uno studente di 50 anni e mettergli 3 per un'equazione...vi sembra ovvio, no? Invece no! Allora... se ci fosse il ddl ex Aprea, il problema sarebbe risolto perché i docenti deciderebbero di partecipare a concorsi indetti da reti di scuole. Il docente che non si sente portato per l'insegnamento agli adulti (gli adulti ti mettono continuamente in discussione) non partecipa a quel bando... partecipa al bando dei Liceo del centro città. semplice, no?

 
12/11/2012 - docente dappoco (Giuliana Zanello)

Sono un'insegnante vecchia e i redigendi criteri di valutazione non mi saranno favorevoli, lo sento. Mi ascrivo da sola al livello più basso. Mi basterebbe la speranza che, per il tempo in cui dovrò ancora rimanere nella scuola, resti un angolo, un sottoscala che non si mostra agli open day, per qualche reduce che non ha mai avuto voglia di fare carriera e che vorrebbe continuare a far leggere qualcosa, a insegnare a scrivere frasi non prive di soggetto, a parlare concludendo i periodi; un angolo polveroso per quelli che pensano che sia importante leggere i grandi poeti, molto meno importante leggerli con la LIM; quelli a cui sembra, fatti due conti, che per partecipare al banchetto offerto dalla grande letteratura possa bastare un libriccino di quarta mano, e che questo, a occhio, sia più economico e meno inquinante di un tablet; che sia importante che i ragazzi di questo povero paese entrino in possesso della loro eredità, quale che sia il mestiere che poi faranno. Per quelli che amano i momenti - e ce ne sono - in cui queste cosucce ti fanno sentire più umano, anche se non sapresti dire quale competenza hai acquisito. Per quelli che pensano che a questo dono abbiano diritto tutti, specie i più poveri che ne avranno più bisogno.