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SCUOLA/ Ddl Aprea, una delusione "a metà" che fa bene all'autonomia

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Se questo provvedimento di legge completerà rapidamente il suo iter entro questa legislatura con il passaggio al Senato, riteniamo si sarà fatto un primo, consistente passo verso l’attuazione a regime della valutazione delle scuole, ma soprattutto della sua condivisione, dato che l’autovalutazione, cioè la riflessione della comunità scolastica su se stessa, ne è il pre-requisito essenziale. 

 



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COMMENTI
13/11/2012 - Non voglio più fare la docente! (Maria Rizzuto)

Mi sforzo di essere diplomatica stamattina... Io sono a favore del ddl ex Aprea. Faccio solo un esempio: io insegno ad adulti e ogni anno arrivano docenti che, nella maggior parte dei casi, non hanno mai sentito parlare di EdA. Essendo stata collaboratrice del Ds per più anni, mi sono trovata a dovere spiegare ad alcuni colleghi che forse non era il caso di chiamare alla lavagna uno studente di 50 anni e mettergli 3 per un'equazione...vi sembra ovvio, no? Invece no! Allora... se ci fosse il ddl ex Aprea, il problema sarebbe risolto perché i docenti deciderebbero di partecipare a concorsi indetti da reti di scuole. Il docente che non si sente portato per l'insegnamento agli adulti (gli adulti ti mettono continuamente in discussione) non partecipa a quel bando... partecipa al bando dei Liceo del centro città. semplice, no?

 
12/11/2012 - docente dappoco (Giuliana Zanello)

Sono un'insegnante vecchia e i redigendi criteri di valutazione non mi saranno favorevoli, lo sento. Mi ascrivo da sola al livello più basso. Mi basterebbe la speranza che, per il tempo in cui dovrò ancora rimanere nella scuola, resti un angolo, un sottoscala che non si mostra agli open day, per qualche reduce che non ha mai avuto voglia di fare carriera e che vorrebbe continuare a far leggere qualcosa, a insegnare a scrivere frasi non prive di soggetto, a parlare concludendo i periodi; un angolo polveroso per quelli che pensano che sia importante leggere i grandi poeti, molto meno importante leggerli con la LIM; quelli a cui sembra, fatti due conti, che per partecipare al banchetto offerto dalla grande letteratura possa bastare un libriccino di quarta mano, e che questo, a occhio, sia più economico e meno inquinante di un tablet; che sia importante che i ragazzi di questo povero paese entrino in possesso della loro eredità, quale che sia il mestiere che poi faranno. Per quelli che amano i momenti - e ce ne sono - in cui queste cosucce ti fanno sentire più umano, anche se non sapresti dire quale competenza hai acquisito. Per quelli che pensano che a questo dono abbiano diritto tutti, specie i più poveri che ne avranno più bisogno.