BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Così i "tecnici" battono l'università

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

InfoPhoto  InfoPhoto

I percorsi Its si progettano per competenze e si erogano per moduli. Ciò ha reso possibile alla nostra Fondazione di intraprendere un percorso di certificazione categoria B1.1 Easa Part 66 (riferimento Enac IT.147.0013) consistente in specifiche competenze distribuite in 17 moduli. Il 30% delle ore si deve svolgere sotto forma di stage aziendale, mentre il 50% dei docenti deve provenire dalle aziende del settore. È possibile istituire un contributo economico da parte degli studenti: cofinanzia le risorse disponibili, ma responsabilizza le modalità di partecipazione degli stessi.

Si potrebbe continuare… ma viene da domandarsi: quindi va tutto bene? Non ci sono problemi? Evidentemente non è così. Il Miur però sta già lavorando per migliorarne il funzionamento. Ecco dunque alcuni spunti che emergono dalla nostra esperienza. 

Gli investimenti che si fanno per dar vita ad un Its che funzioni sono molto più ingenti del finanziamento dei percorsi, e due anni di prospettiva sono troppo pochi, anche per le valutazioni di efficacia. Serve continuità e stabilità nel tempo. È necessario poter pianificare considerando periodi di quattro o cinque anni.

La forma giuridica della Fondazione di partecipazione con Riconoscimento prefettizio è valida, ma la forma statutaria tende ad irrigidire molto il funzionamento.

Se ne è già discusso in Conferenza dei servizi, gli organi sono troppi e alcuni si sovrappongono. Ci siamo domandati spesso che significato hanno i Soci partecipanti, ossia cosa li differenzia dai Soci fondatori tali da scegliere di far parte di un soggetto giuridico del quale non partecipano  a nulla della gestione. Certo possono partecipare perché interessati all’operato della Fondazione, con apporti economici, ma potrebbero farlo anche senza esserne soci. Magari attraverso maggiori agevolazioni fiscali, considerando i contributi come investimento condiviso e per il bene comune.

Penso che sia da favorire, come sostegno economico, il coinvolgimento delle Camere di Commercio e delle Fondazioni di origine bancaria.

È necessario che le Fondazioni Its possano essere “protagonisti privilegiati” di altri programmi regionali complementari, ad esempio gli Ifts e la Formazione continua e che siano coinvolte in piani territoriali di sviluppo. Ad esempio la nostra partnership, in altra forma giuridica, sta già lavorando nel campo della logistica per la spedizione delle merci e nella formazione abilitante e di aggiornamento per il brevetto di pilota privato o commerciale.

Altrettanto interessante sarà la possibilità, per alcune figure professionali, di concepire il percorso Its nell’ambito di un contratto di apprendistato professionalizzante, ma è una tema che richiede approfondimenti e sicuramente integrazioni normative. La scommessa sarà da verificare al termine dei cicli, attraverso l’esito occupazionale. Al momento possiamo documentare l’interesse ed il coinvolgimento delle aziende e dei loro tecnici.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
14/11/2012 - speranza (Giuliana Zanello)

Questo articolo è molto bello e, insieme a quello di Taglietti, ha due grandi pregi: offrire motivi concreti di speranza e non parlare di "scuola" in modo generico, ma dire cose molto precise su un percorso ben determinato. Un percorso che valorizza appieno il lavoro, cosa rara in Italia, rara quanto necessaria. Vorrei cercare di dire, se ci riesco, che da questo approccio si dovrebbe partire anche per i licei, volendo salvarli dall'insignificanza che li minaccia. Perché non interrogarsi sulla loro specificità? Sul "lavoro" che occorre chiedere con serietà a quel tipo di allievo, perché senza l'inesorabile serietà del lavoro non può crescere? Perché non valutare il piano dell'offerta formativa in rapporto ai fini propri di queste scuole, e non in rapporto a una generica modernità che le spinge a copiare impostazioni (e, quel che è peggio) ad aspirare a fondi che sarebbero davvero meglio destinati altrove? Credo che ormai si potrebbe guardare in faccia con onestà un disastro avvenuto in questi anni, sotto la spinta di un concetto di "concorrenza" assai rozzamente inteso e del fatto che si è ritenuto prioritario (forse anche premiante per i dirigenti? non so) allargare comunque l'utenza. Riducendo fino all'inconsistenza ciò che davvero si dà e "disorientando" gli allievi.