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SCUOLA/ Ugolini: per dare un lavoro ai giovani diventiamo più "tedeschi"

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Il ministro Profumo al vertice di Napoli (InfoPhoto)  Il ministro Profumo al vertice di Napoli (InfoPhoto)

Dobbiamo mettere a sistema e fare crescere quello che c’è già imparando da chi ha gia fatto della strada in Italia, in Germania o nel mondo. In questi giorni i nostri colleghi tedeschi ci hanno ringraziato per le esperienze che abbiamo raccontato: il polo dell’economia del mare di Genova, il polo tecnico professionale e l’Its nel settore dell’aereospazio legato all’azienda Danieli di Udine, la Piazza dei mestieri di Torino, il polo dell'automotive di Lanciano, la bottega scuola della sartoria Kiton a Napoli, il polo turistico di Iesolo, la contrada degli artigiani di Cometa.

Cosa manca a noi per consolidare questo modello?

Riannodare in modo sistematico filiere formative e filiere produttive . È quello che dicono in modo sintetico le linee guida contenute nell’articolo 52 del decreto,sviluppo. Annodare non significa appiattire, ma “stringere” delle alleanze per condividere laboratori, risorse umane, competenze tecniche e professionali, opportunità di lavoro e di specializzazione, relazioni nazionali ed internazionali. Sono due i nodi attraverso cui questo trama può essere tessuta: i poli tecnico-professionali, reti finalizzate al raggiungimento di scopi molto precisi che possono nascere dall’incontro di istituti tecnici e professionali, centri di formazione profesisonale e almeno due realtà produttive, e gli Its, quelle scuole speciali di tecnologia che, dopo il diploma, hanno lo scopo di formare quei “super tecnici” di cui le aziende hanno bisogno. Questo livello di istruzione terziario non accademico, fortemente professionalizzante in Italia è all’inizio del suo cammino, ma costituisce una leva fondamentale verso una modalità nuova con cui pensare l’integrazione tra filiera formativa e filiera produttiva perché nasce da un progettazione congiunta, flessibile, ma ben strutturata, finalizzata all’occupazione immediata, ma con uno sguardo alle frontiere della ricerca e dell’innovazione tecnologica. Negli Its il modello duale tedesco è pienamente realizzato, si tratta, infatti di percorsi biennali che prevedono 1000 ore di formazione, svolte per il 50% da esperti del mondo del lavoro e 1000 ore di stage in azienda.

Ma chi sovrintende alla costruzione di questi poli?

La responsabilità della programmazione dei poli è regionale. Le linee guida hanno messo d’accordo Miur, ministero dello Sviluppo economico, ministero del Lavoro, Regioni, Province e Comuni. Ma il dominus nella programmazione sono le Regioni che dovrebbero agire in modo sussidiario, valorizzando, mettendo a siistema e facendo crescere quel che c’è, anche in una prospettiva di collaborazione multi regionale e internazionale.

In altri termini?

Tenendo conto delle realtà produttive, della realtà delle scuole e dei centri di formazione senza imporre dall’alto delle scelte solo per motivi di tipo consociativo o elettorale. Non si può non partire dalle filiere esistenti, le uniche che possono fare da volano di sviluppo ai territori e farne nascere anche dove ancora non ci sono.

Un esempio?



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