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SCUOLA/ Il contratto, "idolo" che tradisce chi educa davvero

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È proprio a questo punto che sorgono i problemi perché si tratta di capire, e non è affatto chiaro, se una eventuale carriera debba svolgersi all’interno dell’unica area della “funzione docente” o tra diverse aree della medesima professione che implicherebbero fasce di merito (e di stipendio). Non ci pare che i sindacati della scuola siano particolarmente impegnati a fare chiarezza su questi punti.  

Temiamo manchi un metodo. E qui veniamo allo sciopero del 24 e alle azioni ad esso collegate. Non c’è dubbio che si tratti solo di uno sciopero di protesta e ben poco o quasi nulla di un gesto di proposta. Una volta rientrato il progetto governativo di prolungare l’orario di servizio agli insegnanti fino a 24 ore senza beneficio economico (ma la Gilda consiglia di “continuare a vigilare”), la contestazione si dirige verso i tagli all’istruzione (d’altra parte sempre effettuati dagli ultimi governi di destra e di sinistra) e soprattutto la dissennata politica del blocco dei rinnovi contrattuali e degli scatti di anzianità. 

Tutto legittimo, sennonché manca qualunque accenno a come lo si voglia intraprendere questo percorso nella direzione di un nuovo contratto, più agile, più flessibile, più adeguato alla modernizzazione della scuola e alle responsabilità vecchie/nuove che competono ai docenti. Manca un metodo. Che consisterebbe nel dare voce a chi la scuola effettivamente la fa ogni giorno, assumendosi dentro la condizione del rapporto quotidiano con gli alunni e le coordinate di tipo strutturale e organizzativo precise responsabilità che incrementano creativamente l’immagine di scuola, la didattica, il rapporto con il territorio. Non per altro, ma una nuova e diversa condizione giuridica e professionale metterebbe i docenti che hanno scelto di “dare di più” per la scuola di essere un valore aggiunto per tutto il sistema educativo e formativo. Invece è come se si temesse la loro presenza. Quasi implicassero o richiamassero una pretesa giudicata eccessiva. Ma se l’educazione dei giovani non vive di slanci e dedizioni reciproche, di che cosa vive?  

La mobilitazione di questi giorni resta monca se non include una visione più ampia della scuola e dell’insegnamento non ristretta a logiche puramente economicistiche, come quelle proprie della manovra governativa, cui in qualche modo le proteste risultano subordinate, per quanto successo abbiano. Ricerche recenti avallano l’ipotesi che la condizione dei docenti in questi ultimi anni sia profondamente cambiata: non solo per una più chiara consapevolezza dei diritti da parte dei diretti interessati, ma anche per l’attesa di un maggiore grado di autonomia della scuola e di interpretazione del proprio ruolo. 

Sarebbe proprio il caso che questi desideri non fossero annullati o ridotti a rivendicazioni passeggere. La strada è ancora lunga, ma il soggetto disposto a camminare esiste. Si tratta di docenti e scuole che non hanno atteso programmi palingenetici per mettersi a lavorare insieme e tradurre i legami reciproci in forme di giudizio e aiuto nella didattica o nella conduzione dell’istituto. Occorre tenerne conto. 

 



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COMMENTI
15/11/2012 - Qual è il ruolo del sindacato? (Maria Rizzuto)

Da martedì, giorno in cui ho "dovuto" tenere l'assemblea indetta anche dal mio sindacato, sono diventata, per tanti della mia scuola, "la sindacalista"!? Ho scoperto che fare la sindacalista, significa avere moltelpici ruoli... mi si chiede di tutto di più... L'ultima richiesta? Informazioni su come compilare la domanda delle 150 ore... Io sono entrata un po' in crisi; uno dei vari dirigenti sindacali mi chiarisce qual è il ruolo del sindacato?