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SCUOLA/ Un prof: docenti e presidi, valutiamoci a vicenda

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Nel caso specifico della scuola la verità non può essere nascosta: a fronte di un impegno più che encomiabile di alcuni idealisti, si è assistito al disimpegno di altri, per lo meno opportunisti. È possibile continuare così, ritenendo la situazione senza alcun dubbio immutabile? Io penso di no. Né penso a super riforme di facciata che cambino tutto per non cambiare niente. I tempi sembrano maturi per cogliere una grande opportunità: una spinta all’emulazione verso una qualità sempre maggiore, sia come singoli docenti che come scuole.

La sfida che ci attende è grande ed è innanzitutto culturale più che contrattuale. È giusto che la professionalità ed il lavoro vengano apprezzati e valorizzati, altrettanto che certi comportamenti scorretti siano in qualche modo sanzionati.

 Passato il principio, gli strumenti applicativi si trovano. Per esempio: perché non responsabilizzare i dirigenti e gli stessi docenti, in vista di una valutazione non solo del singolo docente ma della scuola? Perché non pensare al consiglio di istituto, strumento pressoché formale, come ente preposto ad una parte della valutazione interna? Perché non creare un sistema virtuoso per cui sì il dirigente valuti l’operato dei docenti, ma anche parte del suo lavoro sia valutato dal corpo docente? Perché non valorizzare docenti che possano dare un grosso contributo di competenza disciplinare attraverso il loro impegno in collaborazione con l’università o in generale la ricerca con pagamento in tempo anziché denaro?

Mille potrebbero essere le proposte. Quelle che avanzo a titolo di esempio, come si vede, sono lontano da logiche di test somministrati per vagliare un qualche punto non sempre fondamentale della conoscenza di una disciplina. Una nozione forse si può dimenticare, ma recuperare preparando una lezione. A mio avviso la valutazione dovrebbe riguardare la capacità di lavorare con i ragazzi, di collaborare con colleghi e dirigenza, di vagliare con responsabilità tra le conoscenze trasmissibili quelle fondanti, e via dicendo.

Le mie sono solo alcune semplici riflessioni, che però rimandano a due punti fermi. Primo: il principio del merito deve in qualche modo entrare anche nella scuola, non per penalizzare qualcuno ma per premiare chi nonostante tutto rende la scuola italiana una delle più apprezzate al mondo. Secondo: nella scuola credo che una parte considerevole sia da attribuire non solo al singolo individuo ma al team. Gli sforzi individuali possono essere spesso soffocati o sabotati da invidie, gelosie, meschinità. Occorre invece che si instauri la mentalità del gruppo di lavoro che persegue un obiettivo comune. Meglio se un fine comune.



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COMMENTI
16/11/2012 - Le "minoranze creative" sono loro (gli studenti)! (Maria Rizzuto)

Sono d'accordo con il collega. Ieri,dopo aver letto la lettera delle studentesse della Statale, l'ho postata sul gruppo FB della classe V, invitando gli studenti a commenti "intelligenti". Riporto il commento che mi è sembrato più significativo, è di uno studente filippino adulto e lavoratore: "secondo me le scuole devono realizzare le missione e visione, cioe metteno qualcosa da realizzare per i futuri lavoratori, e le scuole devono avere i professori che sia in grado di insegnare bene le materie e sia in grado di far seguire i loro studenti, poi perche il governo non mettono i soldi per le scuole? il governo deve proteggere ogni scuole e non distruggere perche le scuole è un istituto dove nascono i futuri leader di ogni paesi, e diciamo che le scuole per me è la seconda casa dove i nostri bambini possono crescono come un buon cittadino e possono raccogliere le conoscenze".