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SCUOLA/ Il tempopienismo, ovvero quanto ci costa il falso mito degli anni 70 (e non solo)

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Caro direttore,
ho letto con un misto di sconforto ma anche di sottile piacere le dichiarazioni lacrimevoli e minacciose ad un tempo di Domenico Pantaleo, segretario Flc Cgil, uscite su queste pagine. In particolare, là dove scrive che la scuola durante gli anni del governo Berlusconi è stata “impoverita con tagli che possiamo definire epocali”. E poi: “Pensare di poter di nuovo procedere ad un ulteriore taglio riteniamo sia una scelta scellerata. (…) La mobilitazione del 24 novembre prossimo che vede tutte le organizzazioni sindacali unite per respingere l’ennesimo attacco alla scuola pubblica e al personale (…) e ha al centro (…) soprattutto la rivendicazione di nuovi investimenti per l’istruzione”, etc.

Ecco, mi dico, finalmente santa crisi sta sgonfiando l’enorme bolla di falsità e luoghi comuni sulla scuola che per trent’anni tutti avevano contribuito a costruire. Stavolta i soldi sono davvero finiti e adesso il sindacato viene lasciato col cerino in mano davanti a milioni di insegnanti e studenti allevati per anni con gli slogan sulla necessità di finanziare sempre di più la scuola di Stato e sulla presentazione di qualunque taglio della spesa come un delitto inammissibile.

Ecco, per trent’anni si è dilatato abnormemente il numero dei docenti usando vari temi, a volte pertinenti, ma portati all’esasperazione ai fini sindacali: la riduzione degli alunni nelle classi, la riduzione di due ore del tempo docenza dei maestri, l’aumento abnorme dei curricoli scolastici, la diffusione della sacralità didattica pedagogica e sociale del tempo pieno, l’aumento continuo degli insegnanti di sostegno e delle tipologie di handicap riconosciute. 

Ed altre idee erano pronte per continuare il delirio. Ma i soldi sono davvero finiti ed a tagliare è il governo “amico” e l’Europa “amica”! Che guaio.

Eppure, il grasso eccedente nella scuola esiste e si può dimagrire senza dolore, anzi aumentando il benessere. Vorrei soffermarmi in particolare su uno dei filoni gonfiati a dismisura dagli amici della scuola: il gigantismo dei curricoli. Ogni anno i dati Ocse ci ripetono che le 1000 ore annue di tempo scuola alunni in uso in Italia sono di circa il 30% superiori alla media europea. Inoltre il curricolo totale italiano dalla prima elementare al diploma prevede 13 anni contro i 12 dei principali paesi europei. Di più, la differenza aumenta se si confrontano i dati italiani con quelli dei paesi con i maggiori indici di successo formativo, come la Finlandia.

Quindi la pesantezza del nostro curricolo non solo è costosa ma è controproducente sul terreno dell’apprendimento. Questi dati di una chiarezza lancinante vengono, assolutamente o furbescamente, ma comunque tragicamente, ignorati dagli amici della scuola.



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COMMENTI
20/11/2012 - L'opportunità di indicare i link delle fonti (Vincenzo Pascuzzi)

Non è opportuno replicare alla replica di SB. Sarebbe però utile che l’autore indicasse le sue fonti per il contributo di comuni e province al Pil destinato alla scuola. Dovrebbero essere affidabili i seguenti dati Istat. “Ed. 2012 - NOI ITALIA. 100 STATISTICHE ….” – pagg. 2, 3 – Istruzione. In Italia l’incidenza sul Pil della spesa in istruzione e formazione è pari al 4,8% (2009), valore inferiore a quello dell’Ue27 (5,6%). Circa il 45% della popolazione tra i 25 e i 64 anni ha conseguito la licenza di scuola media inferiore come titolo di studio più elevato, un valore distante dalla media Ue27 (27,3% nel 2010). La quota dei più giovani (18-24enni) che ha abbandonato gli studi senza conseguire un titolo di scuola media superiore è pari al 18,8% (la media Ue è pari al 14,1%). Il 19,8% dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario (o equivalente). Nonostante l’incremento che si osserva nel periodo 2004-2010 (+4,2 punti percentuali) la quota è ancora molto contenuta rispetto all’obiettivo del 40% fissato dalla Strategia “Europa 2020”. I giovani non inseriti in un percorso scolastico/formativo né impegnati in un’attività lavorativa sono più di due milioni, il 22,1% tra i 15-29enni (2010), valore tra i più elevati a livello europeo. Il 6,2% degli adulti è impegnato in attività formative (2010), valore ancora ben al di sotto del livello obiettivo stabilito nella Strategia di Lisbona (12,5%). http://www.istat.it/it/files/2012/01/nota-stampa-noiitalia2012.pdf

 
19/11/2012 - Omissioni, dimenticanze, qualche domanda (Vincenzo Pascuzzi)

A mio giudizio, l’espressione “santa crisi” è una bestemmia! Falsità e luoghi comuni?! Vengano elencati uno per uno, ne parliamo. Con quale parametro o criterio numerico si afferma che il numero dei docenti si è dilatato abnormemente? È forse meglio ora, dopo Gelmini, con le classi-pollaio di 35 alunni, e con la dispersione scolastica e universitaria in crescita? Il grasso eccedente nella scuola esiste?! Ma scherziamo? Affermazione irreale, al limite della follia! Nelle scuole manca perfino carta igienica, sapone, detersivi! Tutto l’articolo sa di propaganda dozzinale. Solo l’osservazione relativa alla gravosità relativa dei curricoli (1000 ore) trova appigli nei dati Ocse. Ma non c’è nessuna regola o evidenza su una relazione inversa tra gli apprendimenti e il numero di ore di lezione. Ha poi pochissimo senso selezionare un solo dato Ocse per trarre conclusioni generali. E se invece gli apprendimenti fossero insoddisfacenti in relazione alla bassa e calante percentuale di Pil assegnata alla scuola? La scuola sudcoreana è sostenuta dal 7,0% del Pil nazionale. Domande: 1) Solo Cgil è responsabile e non anche i ministri ultimi? 2) Se sì, il suo partito, la Lega non ha responsabilità, avendo sostenuto Moratti e Gelmini? 3) Sono sufficienti gli asili nido? 4) Non sarebbero opportuni doposcuola per i ragazzi con entrambi i genitori che lavorano? O stanno meglio da soli in casa? PS. Per “tempopienismo”, neologismo dispregiativo, segnalo la nota di Cosimo De Nitto su facebook.

RISPOSTA:

Gli ultimi dati Ocse disponibili confermano che il tempo scuola italiano è il più lungo d'Europa, che il tempo scuola totale dei docenti è il più corto d'Europa, che il numero di alunni per classe italico è sotto la media europea. La litania sui costi ignora completamente l'ulteriore dato Ocse che calcola la spesa italiana PER ALUNNO come piu alta della media europea: da noi è di 101mila dollari dalla prima elementare al diploma contro una media Ocse di 94.500 dollari. Molti continuano ad analizzare la percentuale di spesa sul Pil ma questo è un dato molto più complesso. Inoltre da noi costruzione, manutenzione ed arredamento delle scuole statali sono di competenza di comuni e province e quindi non appaiono sul bilancio dello stato. Dovrebbero dirlo a coloro che vanno in piazza a protestare contro il degrado delle scuole e a quelli che si lamentano della carta igienica. SB

 
17/11/2012 - Era ora che qualcuno lo dicesse (FRANCO BIASONI)

Sono pienamente d'accordo con le tesi di questo articolo, soprattutto per motivi didattici e pedagogici. Troppa scuola fa male all'educazione e all'apprendimento. Quali alunni sono in grado di seguire con attenzione cinque ora filate di lavoro scolastico in classe? Nessuno! Se non si lavora ma si è costretti a stare in classe o si fa altro o ci si annoia. In ogni caso ci si convince che la scuola è solo una fatica (quasi) inutile e si cerca di cavarsela col minimo sforzo, badando esclusivamente al voto. Troppa scuola poi mortifica nella società le altre agenzie educative che non trovano spazio per affermarsi, visto che tutto il tempo dei ragazzi è occupato. Evviva perciò in questo caso la mancanza di soldi che costringe a fare ciò che il buon senso non ha potuto ottenere.

 
17/11/2012 - evidenza lampante (alberto tondina)

sono così d'accordo, e lo sento dire così poco in modo chiaro come in questo articolo... sono quasi commosso. grazie