BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Quei docenti che non cedono al fascino della "rottamazione"

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

Reduce dalla Convention dell’Associazione Diesse (che il mese scorso ha radunato a Bologna 800 insegnanti sul tema Protagonisti nella scuola per la crescita della società), provo a comunicare quanto emerso da tale evento, singolare per passione partecipativa e ricchezza di esperienze.

Per chi, come me, non è un insegnante ma uno studioso che tenta di leggere i fenomeni educativi legando riflessione scientifica e attenzione ai processi reali, si è trattato di una occasione di conoscenza interessante: sintetizzando, direi che sono stati documentati tentativi originali di risposta a questioni di rilievo generale della nostra scuola. Ne enuncio tre.

Un dialogo intergenerazionale tra insegnanti. Le nostre istituzioni formative si dibattono tra eredità gerontocratiche e pulsioni rottamatrici: grazie a scellerate politiche, abbiamo la classe docente più anziana d’Europa, e ci priviamo del prezioso apporto degli under 35; d’altro canto, il nuovismo di chi vorrebbe fare olocausto di interi patrimoni di esperienza didattico-culturale si nutre della superficiale retorica del “tablet ad ogni studente”. Mi è parso perciò significativo che la Convention si sia aperta con una sessione, Giovani insegnanti all’opera, che ha dato voce a quanti si “ostinano” a cercare di insegnare. 

La scuola italiana deve porsi il problema di attrarre nuovamente giovani di valore e di permettere loro l’accesso all’insegnamento: ha bisogno della freschezza di chi testimonia che l’insegnamento nasce eminentemente come vocazione, della spinta culturale di chi possiede la passione per gli studi e l’impegno conoscitivo tipici dell’incipit della carriera. Tutto ciò a Bologna si è visto in azione: è stato confortante essere “ammaestrati” da un manipolo di brillanti neo-insegnanti o aspiranti tali, in un clima di alleanza intergenerazionale alieno da stucchevoli giovanilismi. 

Partecipando in passato alla Convention avevo notato un uditorio composto quasi tutto da persone esperte: esse costituiscono ovviamente una ricchezza, ma devono avvertire la responsabilità di operare una consegna e di non spegnere la fiammella dei giovani che vorrebbero insegnare. Non possiamo fabbricare sogni (i prossimi insegnanti non saranno molti): dobbiamo tenere però aperti luoghi dove si possa lavorare con chi, nonostante tutto, aspira a fare questo mestiere. Alla Convention ho visto quest’anno molti più giovani, ma al di là del dato empirico mi pare ci sia stata una precisa assunzione di responsabilità.

Una traiettoria di sviluppo della professione. Naturalmente motivazione e cultura non bastano: quello dell’insegnante è anche un mestiere e una professione, dimensioni che fortificano ed inverano motivazione e cultura. Occorre un lungo cammino per immedesimarsi con lo specifico della vita scolastica: provare a comunicare in modo vivo ad altri il patrimonio culturale per favorire il loro rapporto col mondo. Ciò implica la maturazione della professionalità composita di chi aiuta ad imparare, a giudicare, a fare esperienza: ben venga l’insegnante colto (magari fresco di dottorato di ricerca e in rapporto con il mondo universitario), purché consapevole che non basta una solida cultura disciplinare. 



  PAG. SUCC. >