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SCUOLA/ Tra un concorso e l'altro, c'è una "foresta" che cresce

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Si potrebbe commentare: “Centro civico o centro sociale. Come canta Vasco Rossi: “che differenza c’è?”. Pochi giorni dopo il ministro, durante una visita a Monterosso, città ligure danneggiata lo scorso anno dall’alluvione, parlando della sua ricetta per uscire dalla crisi ha affermato: «Il Paese va allenato. Dobbiamo usare un po’ di più il bastone e un po’ di carota e qualche volta dobbiamo utilizzare un po’ di più il bastone e un po’ di meno la carota. In altri momenti bisogna dare più carote, ma mai troppe». Sorprende scoprire che il primo ad utilizzare questa espressione fu, in tempo di guerra, nientemeno che Winston Churchill il quale, rispondendo il 25 maggio 1943 ad un gruppo di giornalisti circa le possibilità per costringere l’Italia alla resa, disse: «Continueremo ad agire sull’asino italiano (“on the italian donckey”) da ambedue le parti, con una carota e con un bastone». Il grande Churchill nel pronunciare quelle parole, parlava da capo di una nazione nemica in guerra. Stupisce che la stessa espressione sia stata riutilizzata da un ministro della Repubblica. Sembra quasi che questa nuova classe dirigente di tecnici, voglia innalzarsi ad una funzione quasi educatrice nei confronti di un “popolo bue”, pieno di difetti e di vizi che solo una guida “illuminata” può superare. Un popolo che per definizione è ignorante, incapace di decidere e di cambiare.

Eppure forse ci si dimentica troppo spesso che chi si impegna in politica e nelle istituzioni pubbliche deve avere innanzitutto una dimensione di servizio degli altri, tecnico o politico che sia: come ci dice la stessa etimologia della parola ministro (minister), cioè colui che è al servizio in maniera competente.

Certamente molti atteggiamenti diffusi vanno corretti e aggiustati. Ma il rispetto per i cittadini non può mai venire meno. E la nostra scuola non ha bisogno né del bastone né della carota, né di essere trasformata in un grande centro civico (anche se magari tecnologico e all’avanguardia!). Forse i problemi sono rimasti inalterati e irrisolti perché invece di partire da quello che già c’è nelle nostre scuole, si è spesso partiti da slogan e da progetti riformatori, sistemi per dirla con Eliot, “talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d’essere buono”. Chissà cosa accadrà nei prossimi mesi attorno al concorsone che vede coinvolti oltre 320mila aspiranti docenti… Forse occorre cambiare metodo. Iniziare a guardare per davvero quello che già c’è nella scuola. 

Per fare solo un esempio personale, un mese fa ho partecipato a una due giorni di formazione promossa dall’associazione Diesse dove erano presenti 800 insegnanti provenienti da tutta Italia che si sono confrontati sul loro lavoro, raccontandosi esperienze, segnalando problemi, approfondendo temi didattici. C’è una foresta che sta crescendo nelle nostre scuole, e non chiede privilegi o chissà che cosa. Chiede di essere guardata, ascoltata, non ostacolata e, nel caso qualcuno se ne accorga, sostenuta e valorizzata. C’è qualcuno disposto a farlo?

 

Twitter @Francesco_Magni

 



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