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SCUOLA/ Tra un concorso e l'altro, c'è una "foresta" che cresce

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

«Per molti aspetti, il vituperato concorsone che sta per partire allo scopo di assegnare un numero imprecisato (ma basso) di cattedre a un numero altrettanto imprecisato (ma altissimo) di candidati, è un atto dovuto. Non era decentemente possibile protrarre una situazione di stallo in cui da dieci anni chi usciva dall’università con l’intenzione di insegnare sapeva che avrebbe potuto farlo vincendo un concorso che, come Godot, non arrivava mai. (…) Questa, però, è l’unica cosa positiva che si può dire. Ci sono forti dubbi sulla possibilità effettiva che questo tipo di concorso selezioni realmente i migliori». 

Parole (peraltro molto condivisibili) che sembrano pronunciate oggi e che invece si trovano in un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore dal titolo Arriva il concorso, addio autonomia del 22 marzo 1999 a firma di Luisa Ribolzi, una delle tante ed autorevoli voci che oltre un decennio fa commentava così il maxi concorso indetto dall’allora ministro Luigi Berlinguer. Chi scrive aveva allora 12 anni e si preparava ad andare in seconda media. I nodi e le problematiche segnalate allora, non sono mai stati affrontati e, col passare del tempo, si sono ingigantiti e “incancreniti” ancora di più.

Solo per fare un altro esempio, il 20 gennaio 2001 sul Corriere della Sera un gruppo di 130 parlamentari attaccava il concorsone di Berlinguer al grido “No al concorso-lotteria” paragonando i quiz previsti a “Rischiatutto e gratta e vinci”. Stessi termini che abbiamo sentito in questi ultimi mesi associati alle travagliate vicende dei test per i Tfa e al prossimo mega quiz per il concorsone del ministro Profumo.

Dieci anni dopo nelle vicende di politica scolastica italiane non sembra essere cambiato quasi niente; eppure si sono susseguiti diversi ministri e sottosegretari, tecnici e politici, di destra e di sinistra, ciascuno dei quali con una propria ricetta, una propria formula magica sotto forma di riforma e di decreto che avrebbe dovuto rilanciare una volta per tutte il nostro sistema scolastico. E invece eccoci qua: stessi problemi, stessi nodi da sciogliere e purtroppo stesso metodo (fatto per lo più di slogan vecchi e vuoti) nell’affrontarli.

Si prenda ad esempio le parole pronunciate qualche mese fa dal ministro Profumo nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico al Quirinale, dove ha affermato: «La scuola, come luogo fisico, diventerà un ambiente di interazione allargata e di confronto, che mano a mano supererà gli spazi tradizionali dell’ aula e dei corridoi. La immaginiamo come un vero e proprio Hub della conoscenza. Aperto agli studenti e alla cittadinanza, centro di coesione territoriale e di servizi alla comunità, un vero e proprio centro civico».



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