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SCUOLA/ Cfp e apprendistato, due "sconfitte" che chiedono spiegazioni

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Meccanici in azione ai box (InfoPhoto)  Meccanici in azione ai box (InfoPhoto)

Il Centro, di conseguenza, è chiamato a svolgere un compito promozionale nei confronti delle famiglie, affinché possano essere coinvolte nel percorso formativo dei propri figli, trasformando la loro fragilità in elementi di forza. Questo si aggiunge alla sua missione, finalizzata a trarre dal lavoro la possibilità di “ben vivere” come cittadini. Il lavoro deve essere presentato ai giovani non sotto il profilo strumentale, un mezzo per ottenere il denaro che consente di fare ciò che si desidera, ma come una dimensione fondamentale dell’esistenza, un’occasione indispensabile per realizzare se stessi. 

Il tema dell’identità e dell’educazione professionale è stato trattato da Domenico Simeone, il quale ha ricordato che, se nel passato il lavoro era una carta di identità per tutta la vita, oggi ciò non è possibile a causa dell’incertezza e dei numerosi cambiamenti che segnano i percorsi di carriera. Occorre quindi educare i giovani a gestire il cambiamento, tenendo conto che spesso si tratta delle fasce meno protette della popolazione. Non insegnare solo a resistere, ma ad avere un atteggiamento proattivo. Ciò avviene se i ragazzi sono incoraggiati a fare esperienze di realtà che rafforzino in loro l’idea di potercela fare: si tratta di una “speranza appresa” che consente di affrontare i cambiamenti e le scelte che questi comportano. In questo modo, si formano identità professionali in grado di mantenersi nel tempo, capaci di apprendere in modo permanente.    

Pierluigi Malavasi ha proposto che l’educazione professionale dei Cfp sia fondata su un’etica amica della persona che risponde alle esigenze morali più profonde. Questa si basa sulla preoccupazione per lo stato del pianeta: ecologia umana ed ecologia dell’ambiente. Valori etici e scelte economiche sono congiunti in modo inestricabile così da legare l’educazione al lavoro alla responsabilità di processi dai quali dipende la salvaguardia del creato. La progettazione educativa sostenibile designa una cultura della speranza e un’ecologia della pace; avvalora un orientamento equo e solidale alla produzione e al consumo, promuove l’acquisizione di competenze professionali connesse con l’ambiente.

 



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