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SCUOLA/ Cfp e apprendistato, due "sconfitte" che chiedono spiegazioni

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Meccanici in azione ai box (InfoPhoto)  Meccanici in azione ai box (InfoPhoto)

Mentre tutti parlano di sviluppo ed occupazione, già oggi, in piena recessione, oltre 100.000 richieste di lavoro rimangono inevase per mancanza di persone con qualifiche e diplomi professionali. Diverse figure sono introvabili: operai edili specializzati, riparatori di impianti, saldatori e carpentieri, fabbri, chimici, cuochi e addetti alla ristorazione, sarti, falegnami, venditori... In area Ocse, un terzo dei giovani che completano l’obbligo possiede questi titoli; in Italia, se sommiamo al 17% degli istituti professionali il 5% della formazione professionale e l’1% dell’apprendistato, arriviamo al 23%: c’è un deficit di oltre il 10% di iscritti che non riescono neppure a coprire il fabbisogno attuale. Con gli attuali iscritti dell’intero comparto professionalizzante, vi è già la certezza che una parte crescente delle richieste di lavoro che aumenteranno dal 2013 sarà inevasa, e le aziende non potranno corrispondere alle esigenze di mercato per assenza di lavoratori preparati, soprattutto di giovani. 

Il problema riguarda in particolare la formazione professionale, che negli ultimi anni è stata chiusa in diverse regioni meridionali e che sta subendo tagli consistenti anche nel Nord, dove è più radicata. Le Regioni dimostrano in tal modo di non essere in grado di gestire le competenze che la legge costituzionale del 2011 ha loro affidato. Mentre si insiste sul rilancio dell’apprendistato, senza un’idea obiettiva del peso che tale strumento potrà avere, nel silenzio generale, si sta progressivamente soffocando una realtà - quella della formazione professionale per i giovani - fortemente radicata sul territorio, dotata di un metodo centrato sull’ “imparare facendo”, dove i ragazzi apprendono un lavoro e metà di loro è già occupata a 6 mesi dalla fine del corso. 

I Centri di formazione professionale devono rimandare indietro metà dei giovani che fanno domanda di iscrizione, e ciò avviene in spregio del diritto formativo dei cittadini. Altri vengono addirittura chiusi. Intanto la dispersione scolastica è alle stelle, e gli elevati passaggi tra percorsi differenti indicano che una parte dei giovani è disorientata. 

Questi contenuti hanno costituito la premessa iniziale del Seminario dell’Università Cattolica di Brescia con il Cnos-fap (Centri di formazione professionale Salesiani), tenutosi il 14 novembre, dove si è approfondito il tema dell’“intelligenza delle mani” ovvero dell’educazione al lavoro. 

Luigi Pati ha messo in evidenza la variegata utenza che frequenta i Cfp e la fragilità relazionale che sempre di più le loro famiglie manifestano. Queste spesso rivelano un vissuto conflittuale, che i genitori tendono ad evitare rinunciando all’esercizio dell’autorità e disimpegnandosi dal compito educativo. 



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