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SCUOLA/ Matematica, quei "disturbi" di calcolo che mettono in discussione i prof

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Come insegnante di matematica (e formatrice di insegnanti), mi interessa capire come la discalculia interessi la normale attività didattica. Mi scontro subito con una frase contenuta nelle Linee Guida: “Sulla base di una impostazione tuttora ritenuta valida, la didattica trae orientamento da considerazioni di carattere psicopedagogico”, affermazione che sembra suggerire (insieme ad altre che si rilevano nel documento) la prevalenza delle competenze dei terapeuti sulle competenze didattiche degli insegnanti. Questa impressione scoraggia gli insegnanti. Ma le scelte didattiche interne alla matematica sono molto importanti, perché i vari modi di intervenire sulla disciplina non sono equivalenti. Per insegnare matematica, soprattutto nei primi anni, occorre sapere come si sviluppa il pensiero matematico in un percorso a lunga scadenza, per poter dare da subito un giusto orientamento sia ai contenuti che al metodo. La capacità di esercitare la razionalità nasce e cresce solo se è alimentata fin dall’inizio dall’esercizio della creatività, dell’indagine, dei procedimenti per tentativi, se si pongono domande chiedendo agli allievi di rispondere in modo personale. Impara, con i suoi tempi, un “io” che si mette in azione, fatto naturale che può venire bloccato dallo stile dell’insegnante, dominato purtroppo, come i genitori, dalla paura dell’errore. È diffusa la convinzione (errata) che la ripetizione acritica permetta di imparare evitando errori. 

Il calcolo ha un posto importante in matematica, ma non per la rapidità con cui si svolgono le operazioni. Il cuore della matematica (che è un pensiero!) è la risoluzione di problemi. Chi non sa riconoscere il significato e quindi selezionare l’operazione da usare per risolvere un problema, procederà a caso e non sarà affatto aiutato dalla tecnologia. Mentre a chi riconosce il significato delle operazioni, basterà saper scrivere i numeri sulla tastiera, per risolvere in breve tempo un problema, appoggiandosi ad uno strumento di calcolo. A che pro dunque rendere artificiosamente complicati gli esercizi di calcolo? O mettere in crisi gli studenti con espressioni complicate? 

E ancora, come si impara la matematica? In che modo la memoria viene sollecitata? La conoscenza del significato potenzia la memorizzazione, e senza l’apporto dei problemi non si arriva al significato delle operazioni. La padronanza del calcolo è legata anche alle immagini mentali, che nascono attraverso la pratica delle rappresentazioni.

In che modo la disabilità nel calcolo tocca e influenza anche la scuola superiore? Ecco un punto non ancora approfondito. Alcune ricerche hanno evidenziato che ai Dsa si accompagnano stili di apprendimento e altre caratteristiche cognitive specifiche, che è importante riconoscere per la predisposizione di una didattica personalizzata efficace. Ciò assegna alla capacità di osservazione degli insegnanti un ruolo fondamentale in tutto il percorso scolastico, per individuare quelle caratteristiche cognitive su cui puntare per il raggiungimento del successo formativo.

 



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