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UNIVERSITA'/ Il caos abilitazione? La "risposta" è tedesca

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Si è chiuso il 20 novembre il termine per l’invio delle domande di partecipazione all’abilitazione scientifica nazionale. Le oltre 80mila domande presentate dagli aspiranti docenti dovranno ora essere vagliate dalle commissioni. L’intero meccanismo è quello previsto dalle legge Gelmini di riforma dell’università, mentre le commissioni sono state nominate dall’Anvur. Il sistema è al centro di forti critiche. Proponiamo do seguito una riflessione sul reclutamento dei docenti universitari in ambito tedesco.

Una descrizione sintetica del percorso necessario a salire in cattedra in un’università tedesca si scontra innanzitutto con una difficoltà e cioè con la considerazione che la cultura e l’istruzione, inclusi gli studi superiori, rientrano tradizionalmente nella competenza dei Länder tedeschi che disciplinano autonomamente lo status giuridico ed economico del personale accademico. Ciononostante, un filo conduttore comune può essere individuato nelle tappe che si devono percorrere per essere ammessi a partecipare ad una selezione per l’ottenimento di una cattedra. 

In Germania, e generalmente nell’area germanofona, un requisito imprescindibile per diventare professore universitario era rappresentato in passato dal conseguimento dell’idoneità accademica, cosiddetta Habilitation. Questo istituto affonda le sue radici nella storia medioevale, quando habilitare rappresentava il conferimento da parte di un’autorità ecclesiastica della licentia ubique docendi, cioè la facoltà di insegnare in tutta la cristianità.

Attualmente la Habilitation presuppone il conseguimento del dottorato di ricerca e la dimostrazione della capacità di operare autonomamente nell’insegnamento e nella ricerca. Tale idoneità è comprovata dall’esperienza didattica già maturata in ambito universitario e da un’ampia gamma di pubblicazioni scientifiche e in particolare dalla “Habilitationsschrift”, cioè da un corposo studio monografico oggetto di valutazione da parte della commissione di esame. Questa è tuttora la prassi nelle facoltà giuridiche e umanistiche, anche se in determinate discipline, come le scienze economiche e sociologiche, sta prendendo sempre più piede l’utilizzo di pubblicazioni cumulative in luogo di un lavoro monografico. Se il lavoro di abilitazione viene valutato positivamente da tutti i referee, il candidato viene ammesso alla discussione, che si concreta, a seconda delle facoltà, in un colloquio sul lavoro di abilitazione, oppure in una lezione universitaria dinanzi al Senato accademico in una seduta aperta al pubblico e in un conseguente colloquio scientifico. 

Superata questa prova il candidato ottiene la facultas docendi per un certo numero di  materie, comprovate da pubblicazioni scientifiche. In un momento successivo terrà una solenne lezione pubblica (Antrittsvorlesung) in cui gli verrà conferita la venia legendi, cioè il diritto/dovere di insegnare. Assumerà il titolo di Privatdozent (PD) che comporta l’obbligo di svolgere gratuitamente un determinato numero di ore di lezione all’università. Qualora tale obbligo didattico non possa essere assolto, il titolo verrà convertito in “Dr. Habil”.  



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