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SCUOLA/ Adriana, Fabrizio e Alessandra "rispondono" alla Cgil e a Profumo

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Io vorrei soltanto raccontare di alcune persone che non hanno sognato in chissà quale futuro un sistema perfetto, che hanno protestato non contro qualcuno, ma per qualcuno. Che hanno mostrato in queste settimane come la vera rivoluzione non stia nei cortei o nei discorsi, nelle rivendicazioni né nella passività, ma in una scoperta che ha a che fare con il proprio desiderio. 

Fabrizio, studente, è entrato con solo altre tre persone in tutta la scuola, mentre i professori lo insultavano e gli scioperanti urlavano il suo nome al megafono. Qualche insegnante, stizzito perché non era sceso all’assemblea autoconvocata, gli ha chiuso a chiave la classe, ma lui, appena ha potuto, ha fermato il professore di navigazione e sono state due ore stupende: perché quell’insegnante ha tirato fuori la passione della sua vita. E Fabrizio ha scoperto la bellezza dello studio: «entrare mi rende più uomo», dice, «certo di quanto la scuola sia una sfida» e di «quanto tutte queste circostanze siano a mio favore».

Adriana è andata dalla sua ex insegnante di greco per invitarla a una cosa stranissima: 50 studenti, durante le feste dell’1 e 2 novembre, si trovavano insieme a studiare. Le ha chiesto di andare a studiare con lei. La sua prof stava scioperando contro l’aumento a 24 ore delle lezioni, era a favore del blocco delle attività extra. Ma l’1 novembre, in un giorno festivo, ha preso il treno a sue spese da Bari a Ostuni, ha perso mezza giornata ed è venuta a svolgere il suo lavoro extra. E perché mai? «Perché queste mie alunne sono speciali».

Alessandra è rimasta sconvolta da come i professori quasi li cacciavano dalle classi per mandarli all’assemblea autoconvocata. È scesa e ha visto molti di loro andarsene, altri tranquillamente seduti al bar: «non ci capivo niente, avrei voluto fare lezione, ma nessuno voleva. Sono tornata in classe e mi sono messa a studiare: non mi va di sprecare la vita così».

Vito una mattina si è ritrovato da solo. Non nella sua classe, ma in tutta la scuola: 1 presente su 900 ragazzi. Poi, ma in un’altra classe, si è aggiunto il suo amico Piervito, a forte rischio di interrogazione, ma che un minimo di cervello ce l’ha ancora, e arriva alla sottigliezza metafisica di constatare che «900 persone sedute a terra come le bestie o che si infradiciano sotto la pioggia battente pur di saltare comunque un giorno di scuola e magari occupare per non essere da meno di altri istituti» non sono proprio un modello di scuola desiderabile. 

E cosa succede a Vito, alla faccia dei numeri? Di scoprire l’umanità del suo insegnante di fisica, che «come un padre cerca di insegnare al figlio tante cose in poco tempo». E la fisica e la matematica inaspettatamente si svelano semplici, tanto che il giorno dopo è tornato a scuola con il sorriso sulle labbra e una voglia nuova di confrontarsi anche con la formula matematica più complicata. «Quei due giorni solitari mi hanno cambiato l’anno»: quanti scioperanti potrebbero dire lo stesso dopo i loro cortei? «Credo che gli stessi miei compagni di scuola se ne siano accorti», conclude, «perché in fin dei conti il desiderio più grande di noi ragazzi è essere felici a scuola».



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COMMENTI
24/11/2012 - Lunedì 27 nov. cosa dirà l'autore in classe? (Vincenzo Pascuzzi)

Il tono mi sembra un po’ deamicisiano, ma è un buon articolo, che testimonia e fa riflettere. In parte condivisibile. Come il precedente del 10 ottobre 2012. Nessuno deve essere costretto a scioperare o manifestare, se non vuole. Va difesa la libertà di dissentire e vanno tutelate le minoranze. Ciò premesso, forse lunedì prossimo 27 nov., VC avrà qualche difficoltà a confrontarsi con chi – studente o docente – oggi ha manifestato. Non so se ai suoi studenti verrà consentito di esprimersi liberamente in classe. Potrebbe essere utile e sarebbe interessante conoscere le loro opinioni. Sullo stesso argomento, segnalo la lettera aperta scritta da un altro docente la settimana scorsa. Ecco come inizia: “Caro collega tipico, caro tipico insegnante italiano disimpegnato, scontento e qualunquista, ti scrivo un po’ per celia, un po’ per non morire di rabbia, dopo ventitré anni di lavoro insieme a te. Lo sai, la nostra è una delle professioni più difficili che esistono. Richiede decenni interi di studio, un aggiornamento costante, un impegno intellettuale e psichico che logorerebbe chiunque. Nessuno dei saccenti sedicenti “giornalisti” o “esperti”, che pontificano su noi Docenti, sarebbe in grado di entrare in una classe e di gestirla, aiutando 30 alunni ad imparare, ad amare la conoscenza, ad usare analiticamente e criticamente la propria intelligenza, a sviluppare le proprie potenzialità. ….” Questo il link per il seguito: http://www.retescuole.net/contenuto?id=20121124213658

RISPOSTA:

Caro sindacalista impegnato, contento e originale, che hai già deciso che io sono «disimpegnato, scontento e qualunquista», che hai già deciso che ai miei studenti non sarà consentito di esprimersi liberamente, che solo chi si schiera con te è dalla parte della storia, che ti dici da solo che sei in lotta contro il potere e fai i consigli di dipartimento proiettando sulla lim il sito di «Repubblica» e minacciando il 5 in condotta agli studenti che fanno un’attività extra mentre i docenti non vogliono, che mi guardi accusandomi di «conformismo» e «sudditanza intellettuale» perché “se non scioperi non sei dei nostri”, che accusi di questo anche i ragazzi che vorrebbero studiare e in classe chiedi loro di scendere tutti in piazza (ma tu mica c’entri con la sudditanza, tu no), visto che ci tieni tanto alla libertà dei miei alunni, ti giro la mail di una di loro: «è riuscito a fotografare l’atmosfera di queste mattinate. Lei non può immaginare la rabbia che ho provato visto che parecchi, compreso mio fratello, non sono entrati “perché era l’ambiente a decidere al posto loro”. Io voglio ancora sentirmi libera. E tantissime persone preferiscono non essere criticate per stare tranquille». Ma per te forse anche lei non capisce. Tu insisti pure nel tuo “I have a dream”, ma i casi sono due: tutti questi anni di manifestazioni o non hanno cambiato nulla, e allora finiamola; o hanno portato la scuola a essere quello che è ora, e allora strafiniamola. Lo so che hai una terza ipotesi: voi siete l’avanguardia, noi la zavorra; voi avete la verità in testa, e se tutti fossimo come voi allora sì che «saremo salvi». Vecchio pensiero, hitleriano, leniniano. Davvero lei ha il problema di cosa dirò lunedì in classe? Ma perché, lunedì volete parlare di nuovo delle proteste?! E basta! Avete avuto i vostri cinque minuti di celebrità, adesso possiamo tornare a fare italiano, latino, storia, matematica, inglese, o vi scoccia troppo? Andare in piazza è l’unico modo per sentirvi insieme ai vostri studenti? Io non chiederò le opinioni dei miei alunni sullo sciopero: farò lezione. Anche perché poi succede che, leggendo cose anacronistiche come Ariosto, qualcuno mi scrive: «Quando abbiamo letto il passo dell’Orlando furioso in cui Sacripante si lamenta soavemente, ho pensato proprio ai prof. Ho avuto l’impressione che molti di loro godano in questa situazione. Cercheranno altri pretesti per scioperare non appena si risolverà questa situazione. Ormai stiamo imparando a convivere con questo “lamentarsi sì soavemente”». Lunedì riparto dalla scuola piena di problemi ma meravigliosa che c’è. Quando vuole, le faccio conoscere migliaia di studenti e insegnanti che anziché lamentarsi stanno già costruendo: «contra factum non valet argumentum». VC

 
23/11/2012 - IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA! (Maria Rizzuto)

Martedì io e un collega abbiamo portato due classi alla narrazione teatrale R-ESISTENZE, offerta gratuitamente dal Comune di Milano e da UST Milano. Commento apparso su gruppo FB, ieri: Mi sono giunte voci che un prof si è permesso di dire: "Piuttosto che venire a scuola se ne vanno a teatro"! Io vorrei dire a quel prof che non siamo andati a farci una passeggiata, ma ben si a vedere uno "spettacolo" MOLTO IMPORTANTE che trattava un problema che affligge migliaia di donne al mondo.