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SCUOLA/ Italia, paese di presidi vecchi? Ecco chi dobbiamo ringraziare

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Scopri che in Francia e in Germania chi sceglie i docenti comincia dal top tra i laureati, perché è una professione ambita, mentre da noi (lo dicono ricerche recenti) gran parte degli studenti non la considera neppure tra le professioni alle quali pensare.

Scopri che in Francia (popolazione come quella italiana) ci sono 14mila scuole; che in Inghilterra (popolazione minore) sono 23mila. Da noi da quest’anno sono diventate 7.900 e moltissime sono di 2mila alunni. Ne conosco alcune, alle superiori, di 2.300 alunni! Scopri che un dirigente scolastico può arrivare ad avere 13 sedi da seguire con nessuno che gli paga la benzina per farlo. Mentre il ministero ha trovato i soldi per pagare viaggio in treno e pasti a centinaia di dirgenti scolastici invitati al Salone Abcd di Genova alle manifestazioni organizzate... appunto dal ministero.

Dicono che si trattava di risparmiare e nel frattempo senti di milioni di euro usati non si sa come per pacchetti multimediali o per gare strane su fondi comunitari che qualche anima ha avuto il coraggio di segnalare alla Guardia di Finanza. Oppure scopri che tutti i soldi dell’edilizia scolastica di una provincia, quella provincia li ha usati per costruire il proprio palazzo finito appena prima di ricevere la notizia che quella provincia dall’anno prossimo non c’è più.

Scopri che da noi si inizia a fare il docente senza aver mai prima fatto esperienza di insegnamento e senza che nessuno abbia mai visto il candidato in azione. O che uno inizia a fare il dirigente scolastico senza essersi mai occupato di un bilancio, di un progetto, di una attività. Mentre nei sudetti “pianeti” − pardon − nazioni europee, per fare il preside devi aver fatto prima due anni di vicariato.

Scopri addirittura che il paese che ha inventato il centralismo scolastico che noi abbiamo copiato, ora lo sta smantellando.

Scopri infine che in nessuna delle scuole di quei paesi c’è la contrattazione sindacale di istituto, fonte da noi di infiniti contenziosi e di migliaia di ore di permesso sindacale che poi in classe si debbono sostituire.

Eppure tutte le indagini (ma basta l’esperienza personale di un genitore) sostengono che un buon o cattivo preside fa la differenza di una scuola. E quindi una nazione dovrebbe essere interessata alla loro buona preparazione, alla selezione dei migliori, al riconoscimento giuridico ed economico di chi lavora di più. Così vorrebbe la logica. Ma noi siamo originali.

Nonostante tutto questo ci sono ancora presidi e docenti che dedicano la giornata ai loro alunni, alla scuola, ai casi difficili, ad una buona preparazione delle lezioni; con quella passione, competenza, buona volontà, speranze che permettono alla scuola di sopravvivere, nonostante tutto, a se stessa.

Passione, competenza e speranze normalmente abbandonate da qualsiasi partito o Governo (chi parla seriamente di priorità della scuola per la nazione?), mass-media, sindacato, salvo qualche retorica esortazione o “grida” di manzoniana memoria.

Pura passione, dove per fortuna tanti ragazzi trovano speranze per la fatica del proprio crescere.

 



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COMMENTI
24/11/2012 - La gestione delle scuole (Paola Tonna)

Ringrazio il collega Pellegatta per questo bell'articolo dove, da persona di scuola, ha centrato in modo efficace e vero i nodi del problema italiano della dirigenza ed indicato le soluzioni possibili. A differenza di tanti presunti rappresentanti-burocrati della categoria, lontani anni luce dal mondo scolastico.