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SCUOLA/ Italia, paese di presidi vecchi? Ecco chi dobbiamo ringraziare

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Ieri il Corriere della Sera ha dato enfasi all’età dei presidi italiani, che sono i più anziani d’Europa. A dire il vero fatico a scandalizzarmi sull’alto trasso di anzianità di dirigenti scolastici e docenti in Italia rispetto a Stati dove l’età è di gran lunga inferiore. Ma chi ha stabilito che tutti vanno in pensione dopo i 65 anni? Chi sì è stracciato le vesti contro la possibilità nella scuola di uscire prima dal lavoro, a condizione di pensioni più basse? La matematica non sgarra: se si allunga il periodo di lavoro, l’età media di chi lavora si innalza. Detto questo, credo ci si debba inchinare al coraggio eroico di una maestra nell’entrare in una prima classe a 65 anni, o a quello di una professoressa di lettere ad entrare alla stessa età in una prima media.

È vero: i presidi italiani sono i più vecchi d’Europa. Grazie all’incapacità della politica, all’assenza di attività nella pubblica amminstrazione ed alla costanti rivendicazioni sindacali. Nel frattempo chi rimane, la maggior parte delle volte, sostiene con passione, senza riconoscimenti statali, una baracca piena di guai, di liti sindacali, di incombenze burocratiche inenarrabili (li ho contati quest’anno: da settembre ad oggi abbiamo dovuto risponder a 24 monitoraggi dal ministero, dall’Ufficio regionale e da quello provinciale: il che vuol dire una persona in segreteria adibita solo a questo!). Poi vai al Convegno internazionale di TreElle e della Fondazione per la Scuola, ascolti i colleghi francesi, tedeschi e inglesi e credi di essere in un altro mondo, Marte o forse Plutone.

Scopri che in Francia i concorsi a preside e a professore si fanno regolarmente ogni due anni, che in Inghilterra non sono mai esistite le graduatorie e l’assuzione di un capo di istituto la fa il Consiglio di amministrazione di una scuola (comunale, statale o privata che sia) mettendo un annuncio sul giornale e facendo anche fino a due giorni di colloqui con ogni candidato per conoscere dal vivo competenze, capacità e conoscenze.

Da noi l’ultimo concorso a preside è arrivato dopo 8 anni e quello a docente dopo 13 anni, naturalmente escludendo i giovani perché i sindacati debbono prima sistemare le interminabili graduatorie. Concorsi ormai che sono diventati affari privati visti l’enorme numero di ricorsi, così che finiremo ad avere vincitori stabiliti dalle magistrature invece che da verifiche sulle competenze e sulla preparazione professionale.

Scopri che in Inghilterra e in Germania si fatica a trovare chi si candida alla presidenza di molte scuole, mentre l’ultimo concorso italiano non ancora finito ha visto 38mila domande per 2.300 posti diventati poi 1.800. E non è ancora finito dopo un anno e tre mesi, specie per gli aspiranti presidi lombardi che proprio entro dopodomani attendono che il Consiglio di Stato stabilisca che non basta una busta leggibile dall’esterno per dimostare che qualcuno vi abbia davvero letto dentro. Follie italiane. Ma si sa: noi brilliamo di fantasia.



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COMMENTI
24/11/2012 - La gestione delle scuole (Paola Tonna)

Ringrazio il collega Pellegatta per questo bell'articolo dove, da persona di scuola, ha centrato in modo efficace e vero i nodi del problema italiano della dirigenza ed indicato le soluzioni possibili. A differenza di tanti presunti rappresentanti-burocrati della categoria, lontani anni luce dal mondo scolastico.