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SCUOLA/ Un prof: dopo lo sciopero (della Cgil) e l'educazione civica, cosa resterà?

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Ecco perché la scuola non ha bisogno dello sciopero di domani. È sempre più evidente che queste forme di lotta sono espressione di una retroguardia ideologica che nulla ha a che fare con la vita reale della scuola. La scuola ha bisogno di altro, di gente che si impegni a costruire rapporti educativi positivi e liberi. Urge che nella scuola si abbandoni l’arma del “tanto peggio tanto meglio” al pari di quella, spuntata, di una democrazia delle regole formali: c’è da prendere e da subito una nuova strada, quella che porta un approccio positivo alla conoscenza. E questa è una strada che può essere presa solo se al centro della vita della scuola si mette la persona.

Questo, è vero, è diventato ormai un luogo comune; sono tutti d’accordo nel dire che la scuola è per la persona, il fatto è che questo principio viene poi negato in modo lapalissiano. Bisogna che ci si chieda il perché, ma soprattutto che si identifichino esperienze nelle quali la persona è al centro e si capisca quale ne è il segreto. Questo è il lavoro che spetta alla scuola, dopo il tempo di proteste che hanno messo al centro rivendicazioni particolari, al limite anche giuste. È tempo che si costruisca una scuola per la persona, una scuola capace di valorizzare e promuovere la ricchezza di insegnanti e studenti.

Andiamo a scuola con la certezza che una riforma del sistema sia necessaria, purché non ci si fermi a garantire le regole della democrazia (o gli scatti stipendiali), ma si cominci a promuovere la libertà e a valorizzare le risposte educative qualitativamente più efficaci. 

 



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