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SCUOLA/ Tfa, la "macchina" si è inceppata: ecco chi la blocca

Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto) Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Il comma 5 entra nel merito in modo ancora più specifico per il Cct, aggiungendo: “Il consiglio di corso di tirocinio cura l’integrazione tra le attività di cui al comma 3, organizza i laboratori didattici disciplinari e i laboratori pedagogico-didattici e stabilisce le modalità di collaborazione tra i tutor dei tirocinanti, i tutor coordinatori e i docenti universitari o delle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica”.

Ora se la gestione delle attività, la cura dell’integrazione fra di esse, l’organizzazione dei “laboratori didattici disciplinari e i laboratori pedagogico-didattici” spetta al Cct, e se il Cct stesso “stabilisce le modalità di collaborazione tra i tutor dei tirocinanti, i tutor coordinatori e i docenti universitari”, si può affermare, senza timore di smentite, che il Consiglio di corso di tirocinio ha un ruolo centrale ed essenziale nell’impianto normativo che disciplina il Tfa. Pertanto, qualunque ipotesi di avvio del Tfa senza che il Cct si sia insediato nel pieno delle proprie funzioni, è illegittima. 

La composizione del Consiglio di Corso di tirocinio − Il Dm 249/2010 all’art. 10 c. 4 dispone che il “(…) consiglio di corso di tirocinio, [è] così costituito: a. nelle università, dai tutor coordinatori di cui all’articoli 11 comma 2, dai docenti e ricercatori universitari che in esso ricoprono incarichi didattici, da due dirigenti scolastici o coordinatori didattici, designati dall’ufficio scolastico regionale tra i dirigenti o coordinatori didattici delle istituzioni scolastiche che ospitano i tirocini, e da un rappresentante degli studenti tirocinanti; (…)”.

È evidente che la composizione del Cct prevista dal legislatore intende attribuire alla scuola un ruolo non subordinato, ma paritario rispetto all’università e centrale nell’impianto strutturale. L’aver sottratto la competenza della gestione del Tfa alla sola università, per affidarla a un organo misto scuola-università, l’inclusione nel Cct − la prima voce in elenco − dei tutor coordinatori, che – ricordiamolo − sono insegnanti in servizio (in semiesonero all’università), e, infine, la presenza dei dirigenti scolastici, sono chiari segni di questo orientamento; anche se, in molti casi, i docenti universitari saranno nel Cct in numero prevalente.

Il nodo della nomina dei tutor coordinatori − Il Dm 8 novembre 2011 all’art. 1 recita: “Entro il 31 maggio di ciascun anno, sulla base dei contingenti di posti disponibili per le immatricolazioni ai corsi di laurea in scienze della formazione primaria e dei posti disponibili per la frequenza del tirocinio formativo attivo (…), sono stabiliti con apposito decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, i contingenti del personale della scuola da collocare in esonero parziale o totale per lo svolgimento dei compiti tutoriali di cui all’art. 11, commi 2 e 4 e all’art. 9, comma 4 del succitato decreto” (tutor coordinatori, c. 2 e tutor organizzatori, c. 4, ndr)

L’art. 8 dello stesso decreto, inoltre, assegna in regime transitorio il potere di decretare “i contingenti” di tutor coordinatori (e organizzatori) alla Direzione generale del personale scolastico. Da verificare, visto l’anno accademico in corso.

A parte la data del 31 maggio che si riferisce al funzionamento del meccanismo a pieno regime, rileviamo che fino ad oggi nessun decreto del genere è stato emanato. Anche se è plausibile che ministro e Direzione generale del personale scolastico abbiano deciso di attendere i numeri complessivi dei tirocinanti ammessi al Tfa (disponibili solo quando tutte le università avranno completato le prove di selezione), per non disporre semiesoneri inutili, ciò determina di fatto la mancanza di un atto dispositivo fondamentale.


COMMENTI
26/11/2012 - In realtà è tutto chiaro... (Giorgio Israel)

Il TFA, nello spirito del regolamento, è un corso universitario svolto in collaborazione con le scuole, promosso da una facoltà (ora "scuola") universitaria e che risponde ad essa. Il Consiglio del Tfa risponde quindi del suo operato alla facoltà proponente, come un corso di laurea. Solo che prevede una composizione mista università-scuole. Questo non piace ad alcuni (non è, non deve (sic) essere), a tutti coloro che non vogliono rispondere del loro operato ad alcuno e amano le istituzioni autoreferenziali. Per questo, fin dall'inizio è stato fatto di tutto e di più, prima per bloccare il regolamento, e poi per snaturarlo, sbocconcellarlo, depotenziarlo da ogni lato. E, in buona misura, ci si è riusciti, per cui ora si è in presenza di un pasticcio pieno di contraddizioni, difficilmente gestibile e confuso. Chi è responsabile di questa situazione? Tutti coloro che in tre anni hanno condotto una guerriglia di stile vietnamita (si veda la mia intervista sul Sussidiario che racconta queste vicende). Tra costoro anche chi ha portato avanti il grottesco obbiettivo di creare una nuova figura istituzionale (accademica...) il supervisore come professione, e non come funzione temporanea; secondo una classica tradizione di corporativismo all'italiana, per cui, se si è fatto lo scrutatore di seggio tre volte si pretende il ruolo a vita di scrutatore, mettendosi il titolo sulla carta da visita.