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SCUOLA/ Tfa, la "macchina" si è inceppata: ecco chi la blocca

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

In queste settimane, con molta fatica, le università stanno concludendo in ordine sparso le procedure di selezione dei tirocinanti da ammettere ai Tfa. Mentre qualcuno è ancora alle prese con le ultime prove di selezione e altri con le graduatorie dei “vincitori” (termine improprio visto che il concorso escluderà i tirocinanti 2012/2013 dal reclutamento), c’è chi sta già organizzando le prime attività per far partire i corsi dei Tfa.

Tuttavia, a un’osservazione più attenta non può sfuggire qualche dettaglio non secondario, collegato alla correttezza delle procedure. 

Ci riferiamo in particolare alle competenze, alle funzioni e alla composizione dei consigli di corso di tirocinio e alle nomine dei tutor coordinatori. Vediamo di entrare nel merito in modo quanto più puntuale possibile.

Il Dm n. 249 del 2010 all’art. 10 comma 4, recita: “La gestione delle attività del tirocinio formativo attivo è affidata al Consiglio di corso di tirocinio (…)”. Cosa significa? È semplice: le attività previste nel Tfa sono “gestite” (che in diritto sta per amministrate, governate, con riunioni, decisioni e delibere) dal Cct. Tale competenza, esclusiva, è stabilita per legge ed è sottratta pertanto all’autonomia accademica.

Il Dm riservando al Cct, organo non esclusivamente accademico di un percorso ancor meno “esclusivamente” accademico, le competenze di gestione, distingue le altre competenze degli organi accademici (omettiamo di affrontare, in questa sede, quanto disposto dall’art. 15 c. 5 sulla gestione delle prove di accesso al Tfa, competenza affidata dal Dm agli organismi di ateneo). 

Così l’art. 4 c. 1 del Dm 249/2010: “Le università istituiscono i corsi di laurea magistrale di cui al presente decreto, (…) anche in deroga al numero minimo di crediti (…) in ragione del loro carattere professionalizzante”. Inoltre l’art.10 c. 2 del Dm aggiunge: “Il tirocinio formativo attivo è istituito presso una facoltà di riferimento ovvero presso le istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica che ne sono altresì sedi amministrative”.

Alle università quindi la competenza istitutiva (e di gestione in quanto corsi di laurea) delle lauree magistrali e solo quella istitutiva dei Tfa, la cui gestione è affidata al Cct, e per i quali andrebbe meglio specificata questa potestà di institutio dell’università: la definizione degli insegnamenti e dei crediti? la selezione e la nomina dei docenti titolari? Certamente per istituire i Tfa le università devono provvedere a un atto formale di insediamento del Cct, organo al quale è affidata le vera e propria “gestione delle attività del tirocinio formativo attivo”.  

La norma contenuta nel 249 richiede certamente di essere armonizzata con i regolamenti accademici, ma i commi 26 e 27 dell’art. 15 determinano con sufficiente chiarezza un ordine: sono i regolamenti di ateneo a doversi adeguare alla norme del Dm 249 e non il contrario. Laddove si renderà necessario, si dovrà provvedere con “specifiche disposizioni”.

Al Cct è quindi affidata la gestione delle attività del Tfa. Vediamo quali sono queste attività.

Il comma 3 dell’articolo 10 citato recita: “Il tirocinio formativo attivo comprende quattro gruppi di attività: a) insegnamenti di scienze dell’educazione; b) un tirocinio indiretto e diretto di 475 ore, pari a 19 crediti formativi, svolto presso le istituzioni scolastiche (…); c) insegnamenti di didattiche disciplinari che, anche in un contesto di laboratorio, sono svolti stabilendo una stretta relazione tra l’approccio disciplinare e l’approccio didattico; d) laboratori pedagogico-didattici indirizzati alla rielaborazione e al confronto delle pratiche educative e delle esperienze di tirocinio”.



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COMMENTI
26/11/2012 - In realtà è tutto chiaro... (Giorgio Israel)

Il TFA, nello spirito del regolamento, è un corso universitario svolto in collaborazione con le scuole, promosso da una facoltà (ora "scuola") universitaria e che risponde ad essa. Il Consiglio del Tfa risponde quindi del suo operato alla facoltà proponente, come un corso di laurea. Solo che prevede una composizione mista università-scuole. Questo non piace ad alcuni (non è, non deve (sic) essere), a tutti coloro che non vogliono rispondere del loro operato ad alcuno e amano le istituzioni autoreferenziali. Per questo, fin dall'inizio è stato fatto di tutto e di più, prima per bloccare il regolamento, e poi per snaturarlo, sbocconcellarlo, depotenziarlo da ogni lato. E, in buona misura, ci si è riusciti, per cui ora si è in presenza di un pasticcio pieno di contraddizioni, difficilmente gestibile e confuso. Chi è responsabile di questa situazione? Tutti coloro che in tre anni hanno condotto una guerriglia di stile vietnamita (si veda la mia intervista sul Sussidiario che racconta queste vicende). Tra costoro anche chi ha portato avanti il grottesco obbiettivo di creare una nuova figura istituzionale (accademica...) il supervisore come professione, e non come funzione temporanea; secondo una classica tradizione di corporativismo all'italiana, per cui, se si è fatto lo scrutatore di seggio tre volte si pretende il ruolo a vita di scrutatore, mettendosi il titolo sulla carta da visita.