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SCUOLA/ Tfa, la "macchina" si è inceppata: ecco chi la blocca

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Qualche spunto: chi si è riunito nelle università e quando, chi ha incontrato Usr e attori del processo; quando sono stati organizzati e tenuti gli scritti, gli orali; quando sono state pubblicate le graduatorie, quando i bandi per i tutor coordinatori; quando quelli per le assegnazioni degli incarichi di docenza; quali le caratteristiche dei bandi; quali le informazioni comunicate e in quale modo; quali Usr stanno attivando procedure per la costruzione dell’elenco delle scuole accoglienti il tirocinio ex art. 12 Dm 249/2010 (Toscana e Veneto ad esempio); quando si insedieranno i Cct e quali atti compiranno. Insomma iniziamo a raccogliere i dati. La raccolta dati e la valutazione consentono di avere punti di riferimento e confronto e fanno pensare a chi è dentro ai processi, che le procedure migliori vengono rilevate e quelle meno efficaci individuate e possibilmente risolte. Una leva motivazionale che potrebbe cambiare in modo significativo scenari e risultati.

Ci pare più che mai urgente offrire adeguate garanzie al corretto avvio di tutto il sistema di formazione iniziale degli insegnanti, per mettere scuola e università nelle condizioni di riconoscersi validi interlocutori e parte legittimata e paritaria del progetto complessivo, che ci pare caratterizzato, oggi e nuovamente, da confusione e disorientamento.

 

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COMMENTI
26/11/2012 - In realtà è tutto chiaro... (Giorgio Israel)

Il TFA, nello spirito del regolamento, è un corso universitario svolto in collaborazione con le scuole, promosso da una facoltà (ora "scuola") universitaria e che risponde ad essa. Il Consiglio del Tfa risponde quindi del suo operato alla facoltà proponente, come un corso di laurea. Solo che prevede una composizione mista università-scuole. Questo non piace ad alcuni (non è, non deve (sic) essere), a tutti coloro che non vogliono rispondere del loro operato ad alcuno e amano le istituzioni autoreferenziali. Per questo, fin dall'inizio è stato fatto di tutto e di più, prima per bloccare il regolamento, e poi per snaturarlo, sbocconcellarlo, depotenziarlo da ogni lato. E, in buona misura, ci si è riusciti, per cui ora si è in presenza di un pasticcio pieno di contraddizioni, difficilmente gestibile e confuso. Chi è responsabile di questa situazione? Tutti coloro che in tre anni hanno condotto una guerriglia di stile vietnamita (si veda la mia intervista sul Sussidiario che racconta queste vicende). Tra costoro anche chi ha portato avanti il grottesco obbiettivo di creare una nuova figura istituzionale (accademica...) il supervisore come professione, e non come funzione temporanea; secondo una classica tradizione di corporativismo all'italiana, per cui, se si è fatto lo scrutatore di seggio tre volte si pretende il ruolo a vita di scrutatore, mettendosi il titolo sulla carta da visita.