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SCUOLA/ Gaber smaschera l'operazione Monti-Profumo

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

I ragazzi non hanno motivo di occupare. Hanno chiesto l’assemblea, l’ho autorizzata. Hanno chiesto spazi autogestiti, li ho autorizzati. Nessuna delle loro iniziative è stata negata o compressa. I professori sono tutti disponibili, sono persone dall’alto sentire. E la mia porta é sempre aperta, sono per il dialogo e il confronto. Loro invece...”; “Li ho chiamati fascisti, sì. E violenti. E squadristi. E figli di papà”.

Lo ripeto, vorrei stringere la mano a questa collega preside. Se dovessimo attendere una mano dal Miur, dagli Usr, dagli Ust sul viale del tramonto... Lasciati soli.

Quelle della collega milanese sono le stesse parole che avevo ripetuto martedì mattina 27 novembre agli studenti e, alla sera, ai genitori della mia scuola. Con la piena loro approvazione. Ma non succede così in tutte le scuole. Per quel velo di ipocrisia. 

Sulla scuola ci vorrebbe una grande operazione di verità. A partire dalle analisi reali, dalla scuola reale. Rimettendo in gioco il significato di “servizio pubblico”. Sapendo bene che il cuore della scuola non è il preside, non sono i docenti, ma gli studenti, le loro domande di senso, di futuro possibile.

Coraggio della verità e dialogo aperto, senza muri di gomma, aperti a tutti, senza vincoli corporativi. Sapendo bene che l’interfaccia delle scuole è la comunità locale, non uno Stato lontano. Disponibili a forme di “rendicontazione sociale”. Il valore di un servizio, di una scuola come di presidi e docenti, oggi non può essere presupposto. Si conquista sul campo. Oltre i finti egualitarsimi. Ho una fitta cartella, sul mio tavolo, di richieste scritte da parte di genitori e studenti, per le carenze di alcuni docenti, carenze che i bravi insegnanti, poi, sono costretti a sanare. Senza differenze di stipendio, senza riconoscimento.

Dialogo poi aperto con le famiglie. Nella mia scuola, con duemila studenti, il 93 per cento del fabbisogno arriva dalle famiglie. Lo Stato dà le briciole, così la Provincia. 

Per questi motivi, sarebbe importante la riforma degli organi collegiali. Tentativo sempre fallito negli ultimi 20 anni. È destinato a fallire anche questa volta, dopo l’uscita della Bastico, con l’opposizione del suo gruppo al Senato nei confronti del testo approvato alla Camera in forma bipartisan. Un passo avanti modesto, ma un passo in avanti.

Di ipocrisia si può anche morire. Per fortuna ci salvano alcuni presidi e docenti, per senso di responsabilità, oltre alle tante famiglie che comprendono il valore della scuola oltre le cortine di ferro mentali. Ecco la parola chiave: introdurre a tutto tondo, dal basso, l’etica delle reciproche responsabilità. Un’etica non so in che misura condivisa a livello politico, giornalistico, sindacale, quando parlano della scuola. Non c’è un’alternativa. A parte la solita cantilena alla Augias.

 



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