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SCUOLA/ Un prof: c'è un "patto" Monti-sindacati che la danneggia

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Riformare la scuola significa: aprire alla meritocrazia con valutazioni periodiche del lavoro degli insegnanti in relazione alla professionalità del loro compito e agli esiti formativi degli studenti; spostare dall’amministrazione del Miur i docenti in ruolo che sono utilizzati in altri incarichi o altre istituzioni; svecchiare il comparto docente, facilitando il pensionamento del personale in servizio che vuole lasciare la scuola; eliminare il precariato, cioè prevedere, esaurendo le graduatorie permanenti e dell’ultimo concorso, le immissioni in ruolo dei docenti già in servizio e monitorare i Tfa con numeri legati alla reale disponibilità di cattedre su scala provinciale; investire nella formazione di docenti come facilitatori linguistici e mediatori culturali; prevedere soldi per le scuole da utilizzare per fini didattici evitando concessioni a pioggia; investire nelle scuole delle aree a rischio o a forte presenza di studenti di recente immigrazione; investire nella didattica laboratoriale con strumenti moderni e adeguati; modernizzare gli istituti rendendoli “belli” e vivibili; sviluppare, con progetti didattici mirati e con l’utilizzo delle nuove tecnologie, reti di scuole sull’intero territorio nazionale che possano anche diventare strumento per la formazione/autoformazione in servizio e il tirocinio; aprire realmente la scuola al territorio, come dispositivo pubblico di socializzazione ma anche per il reperimento di fondi da “girare” alla didattica; mettere in pratica l’articolo 33 della nostra Costituzione, tagliando il denaro pubblico destinato alle scuole private che fanno “servizio pubblico” (come paritarie) ma rimangono, per statuto, private se non addirittura confessionali.

Ultimo - ma il più importante non solo in relazione alle recenti prese di posizione di insegnanti, politici e sindacati - ridefinire il tempo-scuola del docente: 35 ore settimanali per tutti. Un tempo-scuola che prevederebbe settimanalmente - secondo il calendario e le esigenze dei singoli istituti anche in relazione alla legge sull’autonomia scolastica - oltre al rapporto didattico di 18 ore settimanali, la programmazione e la post-programmazione, la preparazione e la correzione delle verifiche, i consigli di classe e di corso, i collegi, le commissioni interne, gli incontri con i genitori, la formazione e autoformazione dei docenti in servizio, la valutazione e autovalutazione degli esiti formativi del lavoro, il tirocinio dei nuovi docenti, il rapporto con il territorio e le istituzioni, la collaborazione in rete con altre scuole.

Solo questo permetterebbe una nuova determinazione economica dello stipendio-base dei docenti in un’ottica e una dignità europee, con possibilità di incremento grazie a trasparenti parametri di merito, di crescita e di titoli professionali, di pubblicazioni. In sintesi, la formalizzazione di un nuovo profilo professionale del docente che abbia anche competenze di ricercatore ed esperto di didattica.



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