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SCUOLA/ Un prof: c'è un "patto" Monti-sindacati che la danneggia

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Caro direttore, 

la scuola, purtroppo, non è nei piani strategici di questo governo. Il modo in cui il governo ha affrontato “il tempo-scuola docenti” e il contenitore economico-finanziario in cui l’ha inserito - un numero a saldo finanziario tra tutti i saldi - sono solo l’ultima prova che l’istruzione rimane “serie di cattedre e di voci di gestione” e non opportunità strategico-funzionale alla crescita del Paese. Lo “stralcio” avvenuto in Parlamento non cambia la sostanza. Le timide aperture fatte dal ministro lo scorso 22 novembre, nella lettera inviata a insegnanti e studenti, non ribaltano il punto di vista e rimarcano solo la matrice economica di ogni ragionamento e azione. Non un’idea progettuale di scuola.

Nel corso di questi anni si è raschiato il barile in profondità. Un esempio, l’innalzamento del rapporto alunni-docente per classe con esiti didattici e logistici disastrosi. Interventi solo contabili con un taglio esponenziale di cattedre che trovano l’ultima conferma nell’arenata proposta di innalzare l’orario di rapporto didattico a 24 ore per docente, lasciando ai margini qualsiasi riflessione sul profilo professionale del docente e sul suo inquadramento economico-giuridico coerente al ruolo e ai bisogni di studenti, famiglie e società.

Le tanto nominate “centralità dello studente” e “dignità sociale del docente” - rimbalzate nella scuola da ministro a ministro - si raggiungono attraverso profondi investimenti sulla scuola, a partire dalla riforma sistematica di un carrozzone fermo nella sostanza alla fine degli anni 60, se si esclude quella elementare. Questo orientamento acquisterebbe ancora più senso perché inserito in un momento di profonda crisi economica e di richiesta di redistribuzione di ricchezza e oneri tributari. Anche il sindacato - in ordine sparso (come conferma da ultimo il 24 novembre), mai con una visione univoca di scuola, barcamenandosi tra scioperi, cortei e assemblee di colore sempre più rituali - si muove su un piano di palese conservatorismo: uno sguardo all’indietro senza riuscire a veicolare i veri bisogni e le esigenze di rinnovamento che esistono tra i docenti. Un sindacato che muove parole d’ordine e rimescola paure, ansie, spirito di sopravvivenza, divisione tra generazioni e status docenti, “battaglie a metà” sul contratto nazionale, gli scatti di anzianità, la qualità dell’insegnamento.

La scuola deve essere riformata in profondità. Bisogna estendere le migliori realtà a tutto il territorio nazionale; bisogna eliminare sprechi e assetti precari (materiali e umani!) per nulla rispondenti ai piani pedagogico, organizzativo, didattico che la scuola tutta - come contesto mobile di insegnamento-apprendimento - deve avere.



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