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SCUOLA/ Guardare un buon film americano serve più di facebook

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Barack Obama durante la campagna presidenziale (InfoPhoto)  Barack Obama durante la campagna presidenziale (InfoPhoto)

Un ambito così frammentato non è facile che trovi immediatamente una sintesi per essere insegnato nelle scuole superiori: mi è capitato di vedere testi di teoria letteraria che cercano di dare qualche elemento sull’organizzazione logico-retorica di un testo, sulla struttura dei generi, ecc. ma non molto di più.

Ma forse, più semplicemente, si potrebbe tornare a insegnare e a proporre elementi chiave della retorica aristotelica, che oggi sono dispersi in molte discipline, sotto un ombrello più pragmatico che è quello dell’“arte della comunicazione”, quella che gli americani studiano in modo super-pratico come public speaking (saper parlare, nel senso anche ovviamente di argomentare) in pubblico, o anche come speech writing, l’arte di comporre discorsi che convincono. Se leggiamo i discorsi dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti, ma anche i discorsi (sempre molto brevi, ma intensi e perfetti), che vengono prestati ai personaggi dei film nei momenti clou, possiamo avere un’idea di come e quanto questa arte sia finemente ed efficacemente coltivata.

Se c’è una disciplina che possa formare la mente e il senso critico, e anche, di conseguenza, essere davvero utile nella vita professionale, è proprio questa arte della comunicazione. Senso critico, per esempio, per decostruire le argomentazioni sofistiche di molte storie proposte dal cinema e dalla televisione: quando si parla di media education, per esempio, sono molto perplesso tutte le volte che sento porre l’accento sull’uso di tecnologie o macchinari… La vera media education, cioè educazione alla fruizione dei media (giornali, cinema, televisione…) prima ancora che alla loro elaborazione, dovrebbe essere una formazione culturale che insegna a scoprire le argomentazioni che vengono proposte in ogni storia e a valutarne la verità o la falsità. Come si vede, un compito non facile, che non si esaurisce in poco tempo, e che avrebbe una grandissima valenza nella scuola di oggi. 

Accanto a questo, ovviamente, lo studio dell’arte di argomentare, di convincere, di sostenere un punto di vista, di illuminare e proporre una verità perché venga riconosciuta e accettata. È un’arte di cui ogni persona umana ha bisogno tanto nella sua vita personale quanto in quella professionale. Pensiamo a come ne ha fatto uso Steve Jobs nei suoi famosi keynote speeches. Ma pensiamo anche a quanto ne ha bisogno un insegnante, un leader di gruppi piccoli o grandi, un manager, un padre o una madre nei confronti dei figli, e così via. 

La tradizione inglese, soprattutto per la formazione delle élites, se ha forse meno tecnicizzato alcune pratiche (mentre gli americani tendono sempre a voler produrre regole e prontuari: how to…) ha però sempre valorizzato moltissimo tutta la cultura letteraria e in senso lato retorica, base necessaria per apprendere quell’arte del ragionare e dell’argomentare che serve poi anche quando si fa politica, o si lavora nella finanza o nel cinema o nella pubblicità, tutti campi dove i britannici eccellono ancora oggi.

 



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