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SCUOLA/ Guardare un buon film americano serve più di facebook

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Barack Obama durante la campagna presidenziale (InfoPhoto)  Barack Obama durante la campagna presidenziale (InfoPhoto)

Un bellissimo film di e con Denzel Washington di qualche anno fa, inspiegabilmente (ma non troppo) non arrivato nelle sale italiane, ma rinvenibile da qualche mese in dvd, The Great Debaters, racconta la storia vera di una “squadra di dibattito” di un’università nera (nel senso di composta da studenti e docenti afroamericani) che sfidò le più blasonate università bianche fino a conquistare il titolo nazionale. Il film è ambientato nel 1935, e la vicenda narrata segna l’antefatto della nascita del movimento di liberazione antirazzista che culminerà con le manifestazioni degli anni 60, e con la figura celeberrima di Martin Luther King. 

Mi veniva in mente questo film mentre leggevo l’articolo che su queste pagine Giovanni Fighera ha dedicato alla proposta di tornare a insegnare la retorica nelle scuole. In The Great Debaters la battaglia è proprio per affinare l’arte dell’argomentazione, dell’ottenere ragione in un dibattito pubblico e – come il film mostra molto bene - si tratta di studiare molto, non solo le tecniche, ma anche l’oggetto su cui si andrà a dibattere, non solo per vincere una competizione, ma – più a lungo termine - per imparare ad affermare e difendere le proprie buone ragioni nello spazio pubblico. Mi veniva in mente il film perché è una rappresentazione assai efficace, come sa fare il buon cinema americano, di come questa disciplina fosse e sia coltivata nel mondo anglosassone, mentre noi, riducendo la retorica all’“ornato”, alle figure, l’abbiamo poi presto svalutata e messa nel dimenticatoio, anche per l’eredità crociana che vuole vedere solo “arte pura” dove invece c’è anche tecnica, struttura, organizzazione testuale, appartenenza ad un genere.

E in effetti la retorica, vero culmine di tutta la tradizione educativa occidentale fino al XIX secolo, copriva un tempo il ruolo di studio delle strutture testuali che oggi è sfaldato e disperso in ambito accademico in molte specializzazioni: è supplito in parte dalla semiotica, in parte dalla narratologia, in parte da studi, che via via si vanno sviluppando e specializzando, di teoria dell’argomentazione (più filosofica), di teoria della persuasione e di teoria della negoziazione (considerate spesso più psicologiche), in parte da altre forme di teoria letteraria. Si sono occupati di qualcosa che ha molto a che fare con la retorica studiosi contemporanei tanto diversi come Chaim Perelman, Wayne Booth, Umberto Eco, Gerard Genette, Clive S. Lewis (la sua teoria della “trasposizione”), Walter J.Ong, Paul Ricoeur, o gli studiosi della metafora e del framing, che poi sono anche strateghi delle campagne elettorali americane, come George Lakoff e Frank Luntz. 



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